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ECUBA E TROIANE A SIRACUSA

Elisabetta Pozzi è Ecuba nel testo così intitolato, mentre Lucilla Morlacchi interpreta lo stesso personaggio nelle "Troiane".

Siracusa diventa la capitale della tragedia greca, con il quarantaduesimo ciclo di spettacoli classici. In scena, a sere alterne (fino al 25 giugno), le due “tragedie dei vinti” scritte da Euripide venticinque secoli fa per quello che è anche un duello artistico fra due delle più quotate attrici italiane. Elisabetta Pozzi è Ecuba nel testo così intitolato, mentre Lucilla Morlacchi interpreta lo stesso personaggio nelle “Troiane”.

“Le Troiane” sono state messe in scena dallo spagnolo Mario Gas, molto noto in patria, ma alla sua prima regia in Italia. Molto applaudita l’interpretazione di Lucilla Morlacchi che, nella parte della regina troiana, Ecuba, si trova al centro di un numeroso cast, quasi tutto di attrici che interpretano le varie principesse troiane in attesa del loro destino di vittime. La situazione che Euripide illustra è drammatica: la città di Troia è in fiamme, distrutta e saccheggiata dai greci in assenza di uomini, tutti caduti in guerra, le principesse troiane giungono una dopo l’altra dinnanzi alla regina Ecuba che, sopraffatta dal dolore, è accasciata al suolo.

Con la sua ininterrotta presenza sulla scena, Ecuba è anche il raccordo drammaturgico che collega i singoli quadri scenici dominati nell’ordine da: Cassandra, Andromaca ed Elena. Ognuna delle tre donne si fa portatrice di un tema, che sviluppa attraverso il dialogo con Ecuba. Cassandra (interpretata da Cristina Spina) esalta la gloria e l’eroismo dei troiani, morti per difendere la loro città. La principessa-veggente è anche l’espressione del riscatto troiano perché sa che non appena sarà giunta nella reggia di Agamennone (di cui è ormai schiava e concubina) lo stesso re sarà ucciso dalla moglie Clitennestra.

Persa nel ricordo dell’amato Ettore e straziata dalla sentenza di morte che condanna il figlioletto Astianatte, Andromaca (Angela Dematte’) viene convinta da Ecuba a scegliere di vivere e a seguire il greco Neottolemo a cui è stata assegnata. Elena (un’applaudita Giovanna Di Rauso) in perfetta sintonia con la tradizione omerica, è avida e ammaliatrice; ma quando vanta la propria innocenza, cercando di attribuire ogni colpa agli dei, è smascherata dalla lucida condanna di Ecuba.

Questa fosca e terribile storia di un gruppo di donne, che aspettano che si compia il loro duro destino, è in realtà un forte monito dio Euripide contro la guerra. Lo spettacolo si svolge davanti a quelli che che si immagina siano i resti fumanti della città di Troia (scene e costumi di Antonio Belart).

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