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I FESTIVAL ITALIANI DELL'ESTATE 2006

A Milano Il teatro di Verzura e a Torino Il Festival delle colline torinesi. Poi a Sant'Arcangelo l'appuntamento annuale consueto

MILANO - Teatro di Verdura

E’ partita da qualche settimana ma durerà per l’intera
estate la rassegna allestita al Teatro di Verdura della Biblioteca di via
Senato a Milano.

L’edizione 2006 della manifestazione sposta nettamente l’asse
della programmazione rispetto al passato, dal cartellone traspare infatti
la ricerca di una fascia di pubblico diversa, di taglio più giovane.
Di fatto è una linea che tiene anche conto del ruolo che ha assunto
negli anni questa iniziativa della Biblioteca, configurandosi come l’unica
vera stagione teatrale milanese estiva.

Così la direzione ha stretto un gemellaggio con Teatri Possibili,
la compagnia che gestisce il Teatro Libero di via Savona, di cui ospita numerose
produzioni tra le quali spiccano la novità “La donne del mare”
di Ibsen e il classico di successo “Cirano”, Cyrano de Bergerac
all’italiana rivisto e corretto da Corrado D’Elia.

Tra le presenze di prestigio, interpreti raffinati come Lucilla Giagnoni
e Mario Cei, Laura Curino e Antonio Zanoletti. Ne esce un programma meno
vicino al puro intrattenimento, aperto alle contaminazioni tra jazz e parole,
tra cinema e teatro, all’insegna dei “libri in scena”,
allestimenti in “mise en éspace” che prendono la forma
del piccolo spettacolo teatrale, della lettura – concerto, del café
chantant stile cave parigina.

Il Teatro di Verdura è attivo dal 1998 e raggiunge oggi la sua nona
stagione.

Tra le prossime date da segnalare: “Vergine Madre”, ovvero la
divina commedia secondo Lucilla Giagnoni (12 luglio), “Una stanza tutta
per me”, Shakespeare riletto da Laura Curino (19 luglio), “Mon
cher Jacques”, collages di canzoni, poesie, e sequenze cinematografiche
di Jacques Prévert diretto da Filippo Crivelli e interpretato da Mario
Cei.

SANTARCANGELO DI ROMAGNA (RN)

Un festival attento all’attualità, alla ricerca di un respiro
contemporaneo per il teatro italiano, non può non puntare sull’interdisciplinarietà.
O meglio, su uno sguardo “transdisciplinare”, come scelgono di
chiamare questa chiave di lettura dalla trentaseiesima edizione del festival
di Santarcangelo di Romagna.

Così l’annata duemilasei della kermesse, diretta per la prima
volta da Olivier Bouin con la collaborazione di Paolo Ruffini, diventa un
“International festival of the arts”, uno sguardo sulla creazione
contemporanea che non può più essere incasellata nelle semplici
categorie di genere, ma le supera, le mischia, le contamina.

In quest’ottica il festival esplora nessi, convergenze e fratture tra
le arti, attraversando teatro, danza, performance, arti visive, letteratura,
musica e cinema.

E poi la “rete”, questa benedetta parola chiave del mutuo soccorso
culturale italiano, che si apre a un’internazionalità decisa,
alle ospitalità di realtà artistiche tra le più acclamate
della scena europea, con debutti da Francia, Regno Unito, Portogallo, Spagna,
Israele e Norvegia.

“Che cosa accade oggi nella vita quotidiana – si chiedono gli
organizzatori -, quali sono gli stimoli, le urgenze, gli appelli che l’arte
riceve dalla realtà di ogni giorno quando entra in dialogo con essa?
Gli artisti del festival propongono una riflessione, una critica, una denuncia
dei corpi-oggetti immersi nella quotidianità dei consumi, dell’apparire,
del supermercato, delle metropoli e delle periferie, fra monolocali, salotti,
amori finiti e storie di confine, mescolando mondi surreali alla frenesia
che ogni giorno ci accompagna”.

Il programma, molto denso, concentrato tra il 10 e il 16 luglio, propone
percorsi drammaturgici italiani e internazionali (tra gli altri Tim Etchells
e i Forced Entertainment, inglesi dirompenti e anticonvenzionali, l’argentino
Rodrigo Garcia in prima nazionale con Borges + Goya, l’Accademia degli
Artefatti, uno dei gruppi italiani cult degli anni ’90, Ascanio Celestini
e Nicola Piovani che interpretano Pasolini), momenti di danza (in cartellone
Kinkaleri, Claudia Dias, Catherine Diverrès, Roberto Castello) e grandi
eventi.

Tra i big Pippo Delbono, in scena con un percorso nella memoria del festival
stesso e del teatro italiano, la Socìetas Raffaello Sanzio che presenta
Crescita XII, Avignon dalla Tragedia Endogonidia, e Motus, che propone a
place.[that again] con azioni dal vivo e immagini di Enrico Casagrande e
Daniela Niccolò, dedicato a Samuel Beckett.

Ancora: cinema, perfomances visive e musicali, presentazioni di libri sul
teatro. Novità 2006, uno spazio, fisico e di pensiero, il disimpegno
– spazio lounge, in cui incontrare artisti, trovare libri, riviste,
dvd, cd, video, giornali, documenti.

I

TORINO - Festival delle colline torinesi,
diretto da Sergio Ariotti.

Un ponte culturale con l’Europa, e in particolare con la Francia e
la drammaturgia francofona: si presenta con un cartellone solidissimo di
coproduzioni e ospitalità l’undicesima edizione del Festival
delle colline torinesi, diretto da Sergio Ariotti.

“Un lavoro di Mario Merz – spiega Ariotti - identifica questa
tornata del nostro festival, una serie di Fibonacci che dall’uno cresce
verso una moltitudine di numeri. Proprio nella sede di Hopefulmonster, la
casa editrice di Beatrice Merz, aveva iniziato a lavorare lo staff del festival
nel 1996.

Oggi che la manifestazione raggiunge la seconda decina, l’omaggio al
grande maestro ha molti significati simbolici. L’edizione 2006, che
si qualifica anche come “Torino Creazione Contemporanea”, rivela
uno sguardo rivolto ai territori di confine tra il teatro e l’arte,
tra il teatro e la letteratura, proponendo sinergie con quelle realtà
che fanno di Torino la capitale del libro e dell’arte contemporanea,
ma soprattutto dando spazio a quegli artisti della scena che con passione
genuina cercano di rinnovarne i linguaggi”.

Numeri dunque, a simboleggiare la continuità e la molteplicità
(dei luoghi, dei linguaggi, delle contaminazioni), anche e soprattutto dei
rapporti culturali. Appare di particolare interesse, infatti, lo sviluppo
del festival nei termini di una “rete” internazionale, rapporti
produttivi e collaborazioni con realtà come Chambéry, Lausanne,
Genève, Avignon, Annecy, riconosciuti e premiati dal Ministero degli
Esteri francese.

“Fino al 7 luglio – aggiunge Ariotti - il Festival presenta cinque
coproduzioni in varie fasi di lavoro relative agli attesi nuovi spettacoli
di Pippo Delbono, Antonio Latella, Valter Malosti e delle compagnie Motus
e Fanny Alexander, quattro spettacoli stranieri di Alexis Forestier, Rodrigo
García, Amir Reza Koohestani, Ludovic Lagarde e le ospitalità
di Franco Branciaroli, Michele Di Mauro e Graziano Piazza, La Girandola,
Socìetas Raffaello Sanzio, Teatrino Giullare”.

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