
Apre in ottobre il nuovo Pippo Delbono, Menzogna, sulle «morti bianche»; chiude, da maggio 2009,I Demòni di Dostoevskij, regia di l’eter Stein. In mezzo, il Tan^theater di Pina Bausch col Kontakthof dei sessantenni e Zio Vanja di Gabriele Vacis che riunisce Teatro Settimo. I quattro spettacoli rappresentano le linee-guida del programma della Fondazione Teatro Stabile di Torino per la prima «stagione tutta affidata a Mario Martene e alla presidenza di Evelina Christillin.
«A volte gli spettacoli si ammassano come oggetti sugli scaffali di un supermercato. Vorrei che invece, assieme agli spazi, creassero un disegno generale… e che lo Stabile diven-1 i luogo di pensiero e approfondimenti», dice il regista napoletano, a suo agio nella città, set da due anni del suo nuovo film sul Risorgimento. Per realizzare questo disegno, lo Stabile si allarga.
«Sei gli spazi da noi gestiti - precisa Christillin - con identità diverse: alle Limone di Moncalieri, le «avventure» alla Delbono, Tiezzi, Castri, Pasqual, e il campus per attori; l’Astra laboratorio per i nostri artisti e poi per Stein; il Carignano ristrutturato per il teatro d’attore e i nostri Ceronetti, Tarantino, Binasco; il Gobetti agli autori contemporanei, da Lievi a Moscato, a Tiziano Scarpa; il Vittoria (raso al suolo e rifatto a loft) alla multimedialità; al Nuovo ospitalità come Cirque Éloize e la Fura. Con un direttore poliedrico come Martene, molti saranno gli incroci: con l’Università e nuovi corsi tra cui uno per spettatori tenuto da Guido Davico Bonino; l’arte, la musica in sinergia col Regio, il cinema».
L’apertura della nuova stagione, main sponsor la Fiat, è dunque «politica» con Menzogna di Delbono (coprodotta con Roma e Parigi) che parte dai morti sul lavoro alla ThyssenKrupp di Torino (anche una mostra già prenotata da Temi).
«Non cronaca dei fatti, ma del dolore. Storia di come viviamo oggi, anche noi su “ponteggi”, in equilibrio precario, senza tenderci una mano. Penso che, come per L’urlo si è unito a me e al mio gruppo Umberto Orsini, qui vorrei un grande cantante lirico», anticipa il regista ligure, presto marito di Tilda Swinton in un film.
La presenza di Peter Stein salda i progetti europei dello Stabile torinese, entrato di recente nelTUte, si spera sia ancora ospite del Premio Europa.
«Ogni anno coinvolgeremo un grande regista straniero. Nella prossima stagione pensiamo all’ungherese Tamàs Ascher (suo un emozionante Ivanov). Agli autori italiani, poi, non solo abbiamo riservato il Gobetti, ma spazieremo da Goldoni con Servillo, a Ruccello. Sì, certo c’è un amore particolare per Napoli, con cui collaboreremo… Ma - continua Martene - un grande teatro non può avere una dimensione europea se non ha solide radici cittadine. È a Torino, che è stata e tornerà ad essere centro propulsore del teatro, che questo programma è dedicato».

Guglielmo Speranza








