La Cultura senza soldi

Soldi per la cultura. Il Ministero dei Beni Culturali doveva avere dal Governo 130 milioni. Forse ne avrà 60. Ma bisogna chiarirsi le idee da una parte e dall'altra.

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Giulio Tremonti (Sondrio, 18 agosto 1947) è un politico e giurista italiano, più volte ministro della Repubblica. È sostenitore di posizioni colbertiste per l’introduzione di dazi e dogane a difesa di alcuni settori dell’economia, in particolare per il tessile. È stato visiting professor a Oxford. È vicepresidente di Forza Italia dal 2004. Dall’8 maggio 2008 ricopre la carica di Ministro dell’Economia e delle Finanze nel Governo Berlusconi IV.

Nel Paese degli artisti, dei poeti e dei naviganti la cultura viene finanziata un tanto al chilo. D’altronde non ricordo quale direttore di un importante quotidiano italiano in un toto-ministri di uno dei tanti governi affermò che Tizio, escluso dalla rosa dei dicasteri, si sarebbe almeno meritato una poltrona. Anche , aggiungeva il direttore, di un ministero minore come quello della Cultura.

La cultura con la quale ci riempiamo la bocca e sulla quale è fondata la nostra fama nel mondo è cosa minore.

Anche se proprio ieri, per difendersi dalle vecchie ingiuste accuse di essere parziale nel soddisfare più i piaceri della carne che quelli del pesce, il nostro primate premier ha dichiarato di essere uomo di stile, decoro e di cultura. Indossatore delegato, decorato e acculturato. La cultura alibi perfetto per nascondere le miserie della vita e degli uomini. Eppure Tremonti taglia i fondi. Meglio ‘gnuranti che poveri. Nessuno capisce che più ‘gnuranti diventiamo più poveri saremo. Tuttavia anche le proteste contro i tagli si fanno un tanto al chilo .
Il ministero dei Beni culturali doveva avere 130 milioni di euro ne riceverà forse appena 10, si protesta e forse si arriva a 60. Vai facciamo 68 e siamo contenti tutti.

Per i 150 anni dell’Unità, d’Italia non il quotidiano, sono stanziati 105 milioni, peccato potevano fare almeno 1 milione all’anno che era più bello. Difficile capirci qualcosa. Tutto sembra molto astratto. D’altronde anche il concetto di cultura lo è. Perché dovremmo allora essere troppo specifici nel dire per che cosa esattamente vogliamo i soldi e a che cosa esattamente li vogliamo togliere.

Cosa veramente manca da noi sono la mancanza di criteri e di metodi. Se sulla cultura fossimo più precisi i denari forse ci sarebbero. Il ministero dell’Economia e quello per lo Sviluppo del Mezzogiorno sono precisisissimi.

Mi raccontava un dirigente amico che, ad esempio, ogni anno vengono stanziati parecchi soldi per la tutela del lupo degli Abruzzi che però ha abitudini molto modeste, non va mai in vacanza, quindi pare che sul suo c/c abbia accumulato qualche decina di milioni di euro nel corso degli anni. Milioni che però solo lui, il lupo non il dirigente, può usare per tutelarsi. Ideale sarebbe se il lupo decidesse di mettere su una compagnia di teatro, un piccolo museo di arte contemporanea, volesse aprire la Fondazione Alberto Lupo, insomma qualcosa che avesse a che fare con la cultura. Allora sì che i milioni li potrebbe usare.
L’animale però non sembra interessato all’arte, anzi il tasso di analfabetismo fra i lupi abruzzesi è altissimo.

Questo per dire che se uno è preciso i fondi li trova.

Sarebbe bello allora che una volta che Tremonti decide di tagliare 100 poi il ministero dei Beni e delle attività culturali specificasse che 10 vengono tolti qui, 20 lì, 15 là con tanto di nomi delle associazioni alle quali i soldi vengono ridotti o negati.

Così anche quelli che protestano, minacciando di paralizzare la Mostra del Cinema di Venezia mettendosi in rotta di collisione con in dipendenti dell’Actv, che a loro volta potrebbero voler fare lo stesso anunciando uno sciopero selvaggio dei vaporetti proprio quando Brad Pitt decide di arrivare in Laguna, dovrebbero essere precisi.

Che cosa vuoi dire ci servono almeno 60 milioni?

Perché se cosi è sarebbe curioso, nel caso il Governo confermi lo stanziamento previsto di 130 milioni, sapere cosa ne fanno dei 70 milioni in più. A chi andrebbero? Ai poeti? Agli artisti? Ai naviganti? Insomma 70 milioni di differenza non sono noccioline. Anche se oggi con quella cifra non si va a mangiare più da nessuna parte.

I soldi secondo me ci sono, sono le idee da una parte e dall’altra, al ministro e ai menestrelli della cultura, che mancano.

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