E’ una lenta, ma neppure tanto, discesa verso il fondo del baratro.
Che il mondo dello spettacolo cerca disperatamente (eperoramutilmente) di frenare. Di fronte ai silenzi, alle promesse mancate, alla mancanza di finanziamenti ma soprattutto di una politica culturale, gli appelli si moltiplicano.
Non solo.
Il cinema, così come altre categorie dello spettacolo, marcia compatto verso la protesta, la più clamorosa possibile contro i tagli al Fondo unico dello spettacolo (Fus): boicottare la Mostra del cinema di Venezia, arrivando a ritirare i film. E’ un’ipotesi concreta, ma si pensa anche a uno sciopero a oltranza.
Ieri, anche Roberto Grossi, presidente di Federculture, ha sottolineato che a mettere in ginocchio fondazioni, aziende, associazioni che organizzano e producono attività culturale e di spettacolo nelle nostre città vuoi dire arrecare un danno all’economia complessiva del Paese e alla sua competitivita. Oggi, per la prima volta da vent’anni, è in crisi il turismo culturale, che vale oltre il 3% del Pil nazionale.
Sergio Escobar, direttore del Piccolo teatro di Milano ma anche presidente dell’associazione dei teatri stabili italiani, ha scritto una lettera a Silvio Berlusconi, in cui fa presente che Francia e Germania “investono tre-quattro volte tanto in cultura“. “E’ grave e paradossale aggiunge - che proprio dal decreto anticrisi si vogliano escludere interventi per la cultura.. Noi chiediamo molto di più del ripristino del Fus: investire con convinzione, coerenza e regole certe sul futuro del paese per non condannarlo nella competizione internazionale“.
“Il governo deve dire a noi e agli italiani cosa vuole fare, quale sistema spettacolo immagina” sostiene Alberto Prancesconi, presidente dell’Agis. E aggiunge: “Se lo stato di crisi non ci viene concesso, perchè non è previsto dalle vigenti normative, allora dobbiamo prendercelo. Senza preoccuparsi di cosa dicono decreti e regolamenti fatti da governi e amministrazioni che hanno perso da un pezzo il senso della realtà.

Guglielmo Speranza








