La grafica di Seneca per Perugina e Buitoni

Una breve indagine di un corpus di manifesti pubblicitari che ha innestato una piccola rivoluzione iconografica

Federico Seneca: un nome ignoto ai più, eppure appartenente a colui che può ben dirsi tra i principali iniziatori della moderna comunicazione pubblicitaria in Italia. Pittore, grafico e illustratore, ci ha lasciato grandiosi manifesti che ancora oggi stupiscono per l’efficacia e la modernità.
Marchigiano (nasce a Fano nel 1891), Seneca si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma e nel primo dopoguerra si trasferisce a Milano. Qui comincia l’attività di cartellonista sotto la guida del grande Marcello Dudovich, incontrastato maestro dell’affiche nel periodo “liberty”; è però la sua successiva assunzione alla Perugina, società di cui ben presto diviene direttore artistico, che segna la sua affermazione e, in breve, il suo successo.
In circa tre lustri di attività (dal 1919 al 1935), presso la sola Perugina prima e poi anche con Buitoni (dopo che le due grandi industrie alimentari si fondono, nel 1925), il nostro sviluppa una trentina di manifesti, che contribuiscono non poco al rilancio commerciale delle due aziende. Lo stile che egli affina in questi anni riprende in parte quello del cartellonista Cappiello, al tempo attivissimo oltralpe, in parte si rifà alla grafica futurista (Seneca viene a contatto con Gerardo Dottori, uno dei maggiori esponenti del secondo futurismo), ma non mancano neppure ascendenze puriste, con un’originale rilettura su carta della scultura italiana post-risorgimentale.
Lo schema utilizzato da Federico Seneca nei manifesti per Buitoni e Perugina è univoco. Facendo un passo oltre i decorativismi liberty, il grafico sviluppa sfondi a tinte piatte (giallo o nero in genere) - Cappiello docet -, in cui inserisce una o due figure, che, solitarie, si impongono sull’intera campitura del cartellone. Si tratta generalmente di figure umane, sintetizzate al massimo e prive di ogni dettaglio, a eccezione di sparuti elementi che richiamano il prodotto pubblicizzato (una piccola scatola di cioccolatini o un piatto di brodo, ad esempio); tali figure sono anch’esse monocromatiche e rese in un colore fortemente contrastante con quello dello sfondo.
Gli agili figurini dei manifesti per il cioccolato Perugina, che siano una coppia di innamorati a passeggio teneramente abbracciati o uno scattante cameriere, o quelli più monumentali per la pastina Buitoni, un cuoco o una suorina, appaiono quasi come oggetti aerodinamici, su cui si stagliano ombre e luci nette; di una plasticità massiccia e, al contempo, leggera, morbida.
Il nostro risente, al pari di altri grafici italiani coevi come Garretto e Dabovich, dell’influenza postcubista - nel cromatismo opaco e nella sintesi volumetrica -, anche se in un piccolo gruppo di manifesti, quelli per la Coppa automobilistica Perugina, emerge con più forza l’ascendenza futurista, con ricerche sulla rappresentazione visiva della velocità che richiamano i capolavori di Giacomo Balla.
A testimonianza del fatto che Federico Seneca è stato ed è ancora uno dei più grandi grafici pubblicitari italiani, il cui segno perdura anche nell’odierna società mediatica, ci rimane la celeberrima scatola blu-azzurra dei Baci Perugina, da lui creata nei primi anni Venti, con le silhouette di una coppia abbracciata che gli fu ispirata dal celebre dipinto di Francesco Hayez Il bacio.

© Andrea Coppini

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