Dino Buzzati è stato giornalista, scrittore, pittore, certo, e per queste attività è ricordato come uno dei grandi del Novecento italiano, ma il suo Genio ha potuto trovare sfogo anche in ambiti creativi all’apparenza secondari, ma che il nostro, con la sua lungimirante intelligenza, ha saputo interpretare e nobilitare: parliamo dell’illustrazione e del fumetto.
Lo sperimentalismo di Buzzati e il suo amore incondizionato per la scrittore e per il disegno lo portano ben presto a creare racconti fatti di testi e immagini. Il primo esempio in tal senso è la favola de La famosa invasione degli orsi in Sicilia (1945), che egli scrive e soprattutto illustra con tavole a colori di grande forza espressiva, cosparse di minuti personaggi e di architetture surreali. Le illustrazioni sono volutamente infantili (la bozza iniziale del racconto disegnato era stata concepita da Buzzati per le due nipotine) e si perfezionano con una prima pubblicazione a puntate
sulle pagine del “Corriere dei Piccoli” (che in quell’anno, epurato per filo-fascismo in quanto supplemento del “Corriere della Sera”, assume il nuovo nome di “Giornale dei Piccoli”).
Le immagini sono parte profondamente integrante del racconto, e non solo un contorno estetico. Palesemente già qui, illustrazione e parola scritta sono concepite in contemporanea. Allo stesso modo, coese con il testo, tuttavia, sono le illustrazioni concepite da Buzzati per i suoi romanzi e per altri racconti minori, spesso riscoperte in epoca recente, come quella per Il segreto del bosco vecchio. E, oltre che l’illustrazione propriamente detta, Buzzati, ben presto, si accosta al fumetto.
Il più grande esperimento buzzatiano nel mondo del fumetto, oltre che massima “summa” del suo intendere la fusione della scrittura con l’immagine disegnata, è senza dubbio Poema a fumetti. Pubblicato nel 1969 per i tipi della Mondadori: si tratta del primo incontro tra il genere, al tempo ritenuto “basso”, del fumetto, e quello “alto” del poema.
Nonostante la sua “incoronazione” quasi subitanea - con la vittoria del premio come miglior fumetto dell’anno, assegnatogli dal quotidiano “Paese Sera” -, l’opera viene fortemente contestata. Il tema trattato, tra l’altro, che si richiama alle vicende epiche e mitologiche di Orfeo, appare in tutto e per tutto incompatibile con il media “fumetto”. E’ una rivoluzione, uno scombinamento dei termini basilari relativi al rapporto tra i generi, ed è un passo importantissimo nell’affermazione della cultura postmoderna. Più recenti capolavori, come il famoso Maus di Art Spiegelman (una tragedia familiare nel contesto dell’Olocausto veicolata tramite il fumetto), sarebbero inconcepibili senza il necessario e coraggioso precedente del Poema a fumetti buzzatiano. Il tratto guizzante e sottile fa da contorno a immagini
suggestive, spesso di fortissimo impatto drammatico, altre volte sognanti o attraversate da un elegante erotismo. Il gusto grafico è quello tipico della “Pop art”. Originalità e innovazione toccano tutti gli aspetti dell’opera.
Originalità che si ritrova, per altro, anche nelle tavole “ex voto” pubblicate da Garzanti nel 1971 come contorno del racconto de I miracoli di Val Morel, e concepite come sorta di imitazione di calcografie ottocentesche. Buzzati sarebbe morto l’anno successivo e non fa in tempo, probabilmente, a metter in luce tutte le proprie grandi potenzialità espressive nell’ambito dell’illustrazione e del fumetto. Egli non è ricordato nella pletora dei grandi fumettisti, anche se, inevitabilmente, tutto il fumetto d’avanguardia nato a partire dai primi anni Settanta non può non aver preso in considerazione le sue eccezionali tavole e le sue contaminazioni espressive.
© Andrea Coppini

Alfredo De Sia








