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Il nudo negli ex libris del primo ‘900

Mostra fiorentina che indaga il mondo degli ex-libris dell'inizio del XX secolo, articolandosi in tre sezioni: il nudo ideale, il nudo lascivo ed il nudo satirico (14/05-15/07/2005)

Il nudo negli ex libris del primo ‘900
Libreria antiquaria Gonnelli, via Ricasoli 14r, Firenze

14 maggio-15 luglio 2005
Orario: 9-13, 16-19-30, da martedì a domenica
(a giugno da domenica a venerdì)

Ingresso libero
Info: 055/216835 info@gonnelli.it

La mostra, che ricava il titolo da un famoso testo sugli ex libris (1922) ad opera dello storico e collezionista tedesco Richard Braungart, si articola in tre sezioni: il nudo ideale, il nudo lascivo ed il nudo satirico.
La prima è dedicata prevalentemente ad artisti di area tedesca, legati ad uno stile simbolista classico e a sfondo mitologico. Attorno a Max Klinger, maestro per eccellenza delle “arti dello stilo” tra ‘800 e ‘900, viene raccolto un florilegio di autori – Otto Greiner, Sigmund Lipinsky, Alois Kolb, Bruno Héroux, Hanns Bastanier, Hans Volkert ecc. – accomunati da un concetto di nudo impostato in chiave idealistica ed allegorica. Di questa cerchia di incisori sono esposti numerosi e rari ex libris in tecnica originale, unitamente a fogli di grafica libera a titolo di confronto. Un aspetto interessante della mostra è quello di riallacciare in modo più ampio questa produzione intima e ricercata alle istanze ed ai fermenti della cosiddetta “riforma della vita” (Lebensreform): ossia a quel vasto movimento culturale di inizio ‘900 che in Germania tentò di fondere politica, etica ed estetica nella ricerca sperimentale di nuovi approcci all’esistenza, meno conformisti e più liberi dai condizionamenti sociali, includendo accanto all’amore franco e disinibito per la bellezza del corpo umano anche la pratica naturista e la cultura fisica.
Niente di più diverso dal nudo salutista e neo-pagano tedesco – anche se a suo modo intriso di allusività sensuali – è l’idea alquanto perversa ed estenuata della quale si fanno interpreti le fantasie lascive di Franz von Bayros, artista attivo a Vienna negli anni dell’agonia prima, della catastrofe poi, dell’impero asburgico. Bayros, erede di Beardsley, proietta le sue peccaminose pantomime d’alcova in un Settecento morboso e libertino, affidando a donne androgine, ad eroti ambigui e paraninfi gli attacchi più affilati alla morale costituita.
Ulteriore declinazione del nudo viene offerta da un altro celebre maestro dell’ex libris, Michel Fingesten, il quale predilesse cimentarsi col versante più ironico, grottesco e al fine macabro, dell’erotismo. Piuttosto che funeste femmes fatales oppure valchirie teutoniche dai fisici scolpiti, Fingesten ama le giocondità focose e talvolta abdnormi di donnine rubizze e procaci, di sovente contrapposte nella loro gioia vitale all’agguato della Morte, sempre ghignante e guastafeste. Più legato di altri allo spirito delle Avanguardie – espressioniste, cubiste e surrealiste – Fingesten, in qualità di artista “degenerato” e perseguitato dal regime, descrive il corpo anti-eroico, deformato, vulnerato e perfino ridicolizzato, senza mai perdere quella sensibilità poetica ed umana che col trascorrere del tempo sempre più lo faceva stare dalla parte degli umili mortali piuttosto che da quella degli dei.

[CS]