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L’estampe moderne

capolavori a stampa, litografici e incisori, della grafica francese a cavallo tra Ottocento e Novecento (17/12/2005-31/01/2006)

L’estampe moderne
Libreria antiquaria Gonnelli, via Ricasoli 14r, Firenze
17 dicembre 2005-31 gennaio 2006
Orario: 9-13, 16-19,30, da martedì a domenica
Ingresso libero
Info: 055216835, info@gonnelli.it

Parigi tra ‘800 e ‘900 non costituì soltanto lo straordinario crocevia per la pittura che tutto il mondo conosce. Anche la grafica ebbe uno splendore e un’influenza sul gusto veramente irripetibile: la Ville Lumière con il Moulin Rouge e Les Folies-Bergères, i cabaret come lo Chat Noir e Le Mirliton, la vecchia Montmartre con i suoi locali fumosi frequentati da poeti e romanzieri, le nuove vedettes della danza e dello spettacolo leggero come Loïe Fuller e Yvette Guilbert, fornirono una materia d’ispirazione eccezionale per gli artisti, che si mescolavano a frotte nel pubblico quanto mai eterogeneo degli attori e spettatori della vita notturna parigina. Artisti come Chéret, Steinlen, Willette, Grasset e Toulouse-Lautrec si dedicarono all’arte della stampa, in particolare alla litografia a colori e all’affiche pubblicitaria, lasciando emblematiche testimonianze iconografiche degli splendori e delle miserie della Belle Époque, dalla sfrenata mondanità ai lastricati della vie bohème.
Mentre riviste come “Le Rire” e “L’Assiette au Beurre” catalizzavano stuoli di illustratori umoristici (tra di loro vari stranieri, dai toscani Cappiello, Brunelleschi e Soffici al boemo Kupka) Simbolismo, Preraffaellismo, Giapponismo e Art Nouveau trionfavano nelle raccolte di stampe pubblicate a fascicoli, come “Les Maitres de l’affiche” (1896-1900) - riduzioni in formato locandina dei manifesti più famosi, da Mucha a Toulouse-Lautrec - e le litografie a colori de “L’Estampe Moderne” (1897-1899), pubblicate rispettivamente dalle stamperie Chaix e Champenois. Anche il grande editore Vollard cavalcava l’onda della litografia a colori, diventando il sostenitore dei post-impressionisti, di Cézanne e dei Nabis raccolti intorno a “La Revue Blanche”.
Accanto alla voga trionfante dell’affiche e della stampa decorativa, altri editori e mercanti di stampe, in particolare Pellet, Petit, Sagot e Pierrefort, incoraggiavano artisti di talento verso il rinascente fenomeno dell’acquaforte policroma, che rinverdiva i fasti dell’incisione a colori della fine del Settecento, nella quale grande successo avevano riscosso a quel tempo Debucourt in Francia e l’italiano Bartolozzi in Inghilterra. Queste incisioni offrivano raffinate varietà di toni, passaggi e sfumature vicine all’acquerello o al pastello ed estremamente gradevoli all’occhio, in grado di incontrare facilmente il gusto del pubblico ed essere sfruttate a fini commerciali. I soggetti maggiormente richiesti dal mercato rientravano nei generi jolies e accattivanti, come le tranquille scene di interni con figure femminili intente alla lettura, a sfogliare cartelle di stampe o a suonare il piano, felici giochi di bimbi, paesaggi, bagnanti e idilli romantici, oppure ancora una volta le seduzioni più edulcorate della vita parigina, notturna e mondana. Eccelsero in questo genere di stampe Auguste Delâtre, Charles Maurin, Jean François Raffaëlli, Henri Detouche, Manuel Robbe, Bernard Boutet de Monvel, Richard Ranft, Jacques Villon, Georges Bottini, Allan Osterlind, Alfredo Müller e Lionello Balestrieri.
Dopo i primi tentativi sperimentali messi in atto già negli anni 1870 e 1880, fu soprattutto nell’ultima decade del secolo che si attuò pienamente lo sviluppo dell’incisione a colori, arrivando a contrastare i puristi e i sostenitori della grafica rigorosamente in bianco e nero (come ad esempio Whistler) e a condurre nei primi del Novecento all’espandersi di una vera e propria moda. Due erano i modi fondamentali per ottenere incisioni calcografiche policrome: attraverso la sovrapposizione di più lastre, ognuna inchiostrata con un colore diverso (tecnica au reperage), oppure distribuendo inchiostri di vari colori sulla superficie della lastra mediante un tampone e ripetendo l’operazione ogni volta che si stampava un nuovo foglio (tecnica a la poupée). Il primo metodo ebbe un utilizzo abbastanza limitato in quanto più difficoltoso far combaciare le differenti matrici sovrapposte; il secondo godette invece di ampia diffusione, sia perché più semplice da realizzare dagli stampatori (che seguivano il modello appositamente predisposto dall’autore) sia perché permetteva sperimentazioni pittoriche e varianti “monotipiche” messe in atto dagli artisti stessi. Significativi esempi di acqueforti-acquetinte a colori sono accostati nella mostra odierna alla collezione completa delle litografie, anch’esse a colori, de “L’Estampe moderne”: pubblicazione di stampe a fascicoli nella quale è particolarmente evidente il trionfante gusto Art Nouveau. Tra gli italiens de Paris (come Alfredo Müller, di cui la mostra presenta un interessante nucleo di fogli) spicca anche un raro album di moda realizzato da Enrico Sacchetti, Robes et femmes (1913), stampato con la tecnica del pochoir e già proiettato verso l’incipiente stile Déco.

[CS]