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L’Assiette au Beurre (1901-1912)

In mostra le pagine della più feroce, irriverente e censurata delle riviste illustrate della Belle Epoque (05/07-29/07/2006)

L’Assiette au Beurre (1901-1912)
Biblioteca civica G. Tartarotti, corso Angelo Bettini 41, Rovereto (TN)
5 luglio-29 luglio 2006
Orario: 9-22, da lunedì a sabato
Ingresso libero
Info: 0464452193, expoassiette@katamail.com

“La più importante rivista di satira politica mai apparsa […] un capolavoro, in cui centinaia di caratteristi si scatenarono in una satira politica che non ha precedenti e che sarà molto imitata anche all’estero e che purtroppo è diventata rara a trovarsi, motivo per il quale prima o poi bisognerà affrontare l’onerosissima impresa di una grande ristampa”.
(Gabriele Mazzotta, prefazione al catalogo Seduzione e miserie del potere, 2003)

Tra le riviste francesi della Belle Epoque - “Le Rire”, “La Revue Blanche”, “Gil Blas” e molte altre - un posto di primo piano spetta indubbiamente a “L’Assiette au Beurre”, la più feroce, irriverente e censurata delle riviste illustrate del periodo. Pubblicata tra 1901 e 1912 dall’editore parigino Schwarz, “L’Assiette au Beurre” si concentrava settimanalmente su uno specifico tema, affidato, di volta in volta e per la quasi totalità dei numeri, ad un singolo illustratore. L’inusitato progetto grafico prevedeva una narrazione quasi esclusivamente per immagini; le poche, epigrammatiche righe di testo accompagnavano l’illustrazione in un rapporto dunque rovesciato rispetto alla norma rappresentata dalle altre riviste, in cui l’apparato grafico era subordinato quasi sempre alla scrittura.
Secondo fattore di unicità de “L’Assiette au Beurre” è la caustica, sovversiva verve satirica che la contraddistingue. Nella generale frivolezza che segna la Belle Epoque, “L’Assiette au Beurre” fu una voce fuori dal coro, assolutamente spietata nei confronti dell’ipocrisia e delle contraddizioni della più viziata borghesia, della caste politiche e militari, delle gerarchie ecclesiastiche, dei monopoli economici, dei piccoli e grandi monarchi. Alcuni numeri incuriosiscono per il lasso temporale che ci separa da tali situazioni, come l’eterna rivalità fra Francia e Germania; altri, invece, anche se letti un secolo dopo la loro pubblicazione, si dimostrano straordinariamente attuali, come gli speciali dedicati alle frodi alimentari, alla prostituzione, al divario tra ricchi e poveri, agli abusi del potere, alle miserie della guerra. E’ chiaro che simili prese di posizione gravarono non poco sulle sorti della rivista, più e più volte oggetto di censura, processi, condanne. Ma nonostante la repressione, nonostante le mai superate difficoltà economiche -per autofinanziarsi, i disegni originali venivano settimanalmente messi in vendita in un’apposita sala della redazione- la rivista seppe mantenere la sua inconfondibile linea, talvolta riproducendo perfino, in pagine fuori testo, le vignette censurate in altre riviste, in una sentita solidarietà libertaria.
Ma chi erano gli illustratori che settimanalmente mettevano in moto questo assalto grafico alla società del tempo? Alcuni, come Jossot, Camara, Grandjouan, Hermann Paul, Steinlen e Willette, sono conosciuti più che altro agli amanti della storia dell’illustrazione; altri, più noti, sono i grandi cartellonisti del tempo, dal nostro insuperato Cappiello a Guillaume, premiato nel 1900 all’Esposizione Internazionale di Parigi, il quale, non resistendo al fascino del grande formato, realizzò per “L’Assiette au Beurre”, nel 1901, un numero composto da manifestini di quasi un metro di larghezza. Gli illustratori più importanti sono però dei futuri pittori, che con l’illustrazione hanno mosso i primi, importantissimi passi. E’ questo il caso del futurista Ardengo Soffici, dei cubisti Jacques Villon e Juan Gris, dell’espressionista Alfred Kubin, di František Kupka, di Kees Van Dongen e soprattutto di Felix Vallotton, che illustrò per “L’assiette au Beurre” un numero in tavole litografiche a colori stampate solo al verso, al fine di permettere una presentazione in singoli fogli da incorniciare. Tutti nomi che non hanno bisogno di presentazione, e che è sempre un piacere poter incontrare, specie in queste vesti così poco conosciute.
La mostra è dedicata alla memoria di Piermario Ciani, fotografo, performer e immaginifico editore (AAA Edizioni).

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