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Un ricordo di Gelsomino D'Ambrosio

Un ricordo di uno dei più grandi grafici italiani, tra i promotori della "Carta del progetto grafico"


Un lavoro firmato da me e Gelsomino D’Ambrosio fu il calendario 2001 del Parco Scientifico di Salerno.
Ci incontravamo nei bar del centro storico, sui tavolini all’aperto, quasi sempre di pomeriggio.
Io portavo gli studi dei supporti a grandezza naturale, lui le tavole che incominciava a disegnare. Segni, simboli e lettere minuziosamente ordinati a formare tre cerchi, con colori dominanti diversi: blu, verde, giallo. I segni, assunti ad arte grafica, completamente tirati via dal loro mondo di significato matematico, tecnico, linguistico.

Scorrendo i disegni di Gelsomino spesso ci troviamo di fronte a questi giochi dai quali traspare la profonda pazienza e cura nel realizzare l’opera. Nel ritratto dell’ingegnere Leonardo Sinisgalli, Gelsomino ne svela il passato scientifico proiettando simboli e grafici sullo sfondo (pagine culturali de “Il Mattino”, 29 gennaio 1991 – “Leonardo Sinisgalli Pneumatica” a cura e con introd. di F. Vitelli, Edizioni 10/17, Salerno 2003).

Il gioco di riempire con segni, simboli o lettere una forma immaginaria è solo una delle invenzioni grafiche di Gelsomino, da sempre sospeso tra disegno e grafica, come Ada Patrizia Fiorillo chiarisce in “Scenografica, dalla messa in scena alla messa in pagina” (di G. D’Ambrosio, Edizioni 10/17, Salerno 2004). Questo libro di Gelsomino raccoglie un suo percorso di disegnatore che va dalle scenografie e costumi dalla fine degli anni ‘60 fino al ’78, e disegni dal ’94 ad oggi.
In copertina (firmata da Alessandro De Sio) lo sguardo Di Gelsomino emerge dal buio. Di lato, disposte in una forma quadrangolare, brillano le lettere del suo nome stampate in argento tra le quali si aggroviglia un gomitolo di segno.

Dai lavori presentati nel volume si comprende la molteplicità degli interessi di Gelsomino: scenografo e costumista, scrittore e grafico, teorico e pratico. La didattica è per lui una fetta importante delle sue attività. D’Ambrosio rappresenta, insieme all’amico di sempre Pino Grimaldi (trentennale collega e socio in Segno Associati), un punto di riferimento sia della storiografia della grafica che del dibattito sulla grafica contemporanea.
Nel suo curriculum numerosi sono gli insegnamenti, dall’ ISIA di Urbino ai diversi Master e corsi post-laurea, come pure le pubblicazioni firmate, libri, riviste, articoli.
Al seminario sull’insegnamento della grafica del 26 ottobre 2006 alla SDOA di Vietri s.m., Gelsomino porta ancora una volta l’accento sulla cultura del progetto e il rapporto con la cultura generale. Lui, sempre insieme a Pino, è tra i proponenti della “Carta del Progetto Grafico” fin dagli anni ‘80.

Con il volume “Muri parlanti” (Edizioni 10/17, Salerno 2005), e con la relativa mostra nella sede del FRAC di Baronissi, di fatto storicizza un gruppo di grafici attivi in Campania negli ultimi trent’anni (tra cui lui stesso) che hanno prodotto manifesti. “Dunque il manifesto come sintesi narrativa, racconto sintetico in un colloquio continuo ed ininterrotto con la nostra quotidianità” (da G. D’Ambrosio “Il manifesto tra sintesi e racconto” in Muri Parlanti, pag. 10).
Gelsomino D’Ambrosio cura moltissimi progetti grafici per aziende nazionali ed internazionali, ma resta attaccato al locale, a Salerno, Napoli e la sua Campagna (a cui dedica anche un libro).

Ada Patrizia Fiorillo lo definisce “personalità taciturna ed introversa, incline a confutare l’azione con la riflessione, ossia con la sollecitazione alla riflessione” (in “Scenografica, dalla messa in scena alla messa in pagina” pag. 8 ). Ma è proprio nell’azione artistica che la sua riflessione prende forma nel puro segno grafico, senza più la veste del progettista di comunicazione l’artista è committente di se stesso. Il dualismo arte pura/arte applicata viene risolto nel disegno.
La tensione artistica ha portato Gelsomino D’Ambrosio verso una produzione molteplice che va dalla ceramica all’acquerello, al collage, alla china, senza contare i costumi e le scenografie.
Nella produzione più recente il segno e la scrittura si impongono nell’immaginario di D’Ambrosio rubando la scena alle figure sempre più stilizzate e minimali.
E così, seguendo questo percorso, prendono corpo le tavole di segni, simboli e scrittura composte per il calendario 2001 del Parco Scientifico di Salerno. Al tavolo di un caffè, nei tranquilli pomeriggi di fine estate 2000, nel centro storico di Salerno un giovane grafico beve alla fonte del grafico-artista.

Conoscevo già di fama Gelsomino quando, da giovane cresciuto in tipografia, mi affacciavo alla professione rubando insegnamenti come potevo. In questo mi venne in aiuto Pino Grimaldi accettandomi nei suoi corsi della neonata Scienze della Comunicazione e invitandomi ai seminari dell’Istituto Superiore di Design di Napoli. Quì conobbi di persona Gelsomino, che mi invitò a sedere accanto a lui vedendomi in piedi nella sala gremita. Continuai ad incontrarlo ma soprattutto incontrai il suo lavoro. Spesso mi capitava di proseguire ciò che lui aveva iniziato, dal Parco Scientifico all’ IREPA, a Musicateneo. Cercavo di seguire le sue prescrizioni anche se non era Gelsomino in persona a dettarle. Spesso gli chiedevo indicazioni, o semplicemente parlavamo dei lavori di entrambi. Finchè gli chiesi di presentare un mio lavoro a Napoli: Tantititani, libro d’arte fatto insieme ad Alfonso Amendola e Sergio Vecchio, scrittura d’artista, prosa, grafica. Proprio il manifesto pubblicitario di Tantititani venne scelto da Gelsomino per Muri parlanti: se da un lato c’è il manifesto composto solo dall’illustrazione al lato opposto si situa il manifesto con solo lettering, dove il lettering assume però valore d’immagine.

Continuando in questa attività di “speculazione” sui lavori reciproci recensii la sua “Scenografica” sul sito Frontieraimmaginifica, inoltre parlavamo dei suoi arditi manifesti per il Giffoni Film Festival, della sua crescente volontà di produzione artistica, dei progetti didattici tipo la tesi affidata ad una allievo dell’ISIA di Urbino sul carattere Paulina e del primo libro sulla musica scritta, dei titoli di testa dei film e di cinema e grafica. Finché Grimaldi mi affidò le esercitazioni ai corsi suoi e di D’Ambrosio alla SDOA di Vietri. Venni così in contatto direttamente con la didattica di Gelsomino, partecipai a qualche sua lezione. Scoprii cosa rende diverse sostanzialmente le generazioni di grafici a cavallo del millennio: il rapporto con l’oggetto prodotto. I grafici di vecchia concezione sono legati alla materialità del libro, della rivista, dell’opuscolo, ecc. Hanno dimestichezza con formati, carta, inchiostri, caratteri. I giovani grafici non solo utilizzano esclusivamente il computer ma hanno la virtualità come unico referente. Spesso le loro opere non vengono neanche stampate. Il loro immaginario non pesca dalla classicità dell’arte ma afferisce al fumetto, alla televisione, ai giochi elettronici.
Gelsomino si rendeva conto che perfino il concetto di identità visiva appartiene alla vecchia concezione del design. In un mondo in continua trasformazione anche la tipografia tradizionale, quella delle grandi tirature, cede il passo alla stampa digitale. Ma ferma e valida resta la cultura del progetto, senza la quale ogni comunicazione rischia di essere solo “rumore di fondo”.

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Commenti dei lettori

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  • Francesco Ricci

    31 May 2010 - 11:45 - #1
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