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La zona archeologica di Prambanan - 2^ parte

E’ considerato il massimo monumento induista dell'Indonesia. Costruito intorno all'anno 900, la sua pianta ricorda Borobudur, non fosse altro perché anche in questo caso l'obiettivo degli architetti era di rappresentare il mitico Monte Meru.

I templi più importanti di questa vasta zona archeologica si trovano nei pressi del villaggio di Prambanan al quale devono il nome. Questo candi è anche chiamato Lorojonggrang, il nome della leggendaria principessa, che desiderata in sposa da un gigante (Bantung Bondowoso) nel tentativo di scongiurare una simile ipotesi, pretese da lui una prova d’amore apparentemente insuperabile, cioè la costruzione in una sola nottata di un tempio con mille statue. Il “poveretto” riuscì a portare a termine questa impresa, ma la giovane principessa, servendosi di arti magiche cercò di distruggere la grandiosa opera dello sfortunato spasimante, il quale accortosi di tutto ciò ebbe una feroce reazione tramutando l’amata in una statua di pietra e collocandola nel tempio più importante, quello dedicato a Siva. Sembra che la statua a cui si fa riferimento sia quella della dea Durga situata nella camera nord, meta tutt’oggi di pellegrinaggi.

 

 

Secondo gli studiosi tutti i templi della zona sono stati costruiti tra l’VIII e il X sec. Si hanno pochissime notizie sulla storia di Giava in quel periodo. Si sa che nella parte centrale dell’isola c’erano due regni: a sud quello buddista dei Saliendra, a nord quello indù di Mataram retto dalla famiglia Sinjaya. Qualcuno avanza l’ipotesi che nel IX sec. le due dinastie si fusero in seguito al matrimonio contratto tra il principe Rakai Sikatan (Sinjaya) e la principessa Pramoadhavardhani (Saliendra), quindi i due stati si unificarono. Ecco perché in alcuni templi del Prambanan sono evidenti sia influenze indù che buddiste. All’inizio di questo millennio la famiglia reale spostò la corte nella parte orientale di Giava, cosi l’intera struttura del Prambanan, abbandonata, cominciò ad avviarsi verso la rovina. Nel XVI sec. un terremoto danneggiò gravemente molti templi, quindi cacciatori di tesori crearono ulteriori danni e diversi contadini della zona usarono le pietre del complesso per costruire case e per la pavimentazione delle strade. Nei primi anni di questo secolo tutto il Prambanan o, meglio, ciò che ne rimaneva era in uno stato pietoso. Intorno al 1930 sono iniziate le opere di restauro, per iniziativa degli olandesi (cosa che gli indonesiani non ammettono).

Il sito è dominato da tre templi dedicati alle tre massima  divinità del pantheon indù, Shiva, Brahama e Visnu, contemporaneamente fungevano da sacre sepolture per i sovrani dell’epoca, di fronte a ciascuno di essi vi è un tempio più  piccolo che ospitava la cavalcatura del dio. Vennero costruiti sotto il regno di Mataram, quello che mise fine alla dinastia Sailendra.  Questi tre grandi santuari  (quello di Shiva è alto 47 metri), non  sono altro che enormi piramidi circondate da terrazze su tre diversi livelli sovrapposti, che ricordano il monte Kailash in Tibet sacro a Shiva. Nella parte più alta troviamo piccole celle contenenti statue delle divinità, raggiungibili con delle erte e magnifiche scalinate con ringhiere ricurve che terminano vero il basso con teste mitologiche. La facciata esterna del basamento è decorata con bassorilievi che raffigurano ritmicamente scene relative a danze e lotte, mentre nella parte interna della facciata abbiamo rappresentate storie tratte dal Ramayana e dalla vita di Krishna. Lo stile è senza dubbio quello dell’epopea mitologica, dove partecipano alle varie vicende gli uomini, la natura, l’oceano, insomma tutto l’universo, il risultato della composizione è interessante e movimentato e dal punto di vista artistico davvero mirabile.

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