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Kalimantan

La maggior parte dell'isola è ricoperta da fitte foreste pluviali in gran parte inesplorate, il paesaggio è primordiale composto da alberi maestosi, felci gigantesche, piante incredibili di ogni forma e colore, carnivore e parassite, che fanno di questo luogo uno dei posti più affascinanti e inaccessibili della terra. E' attraversata da imponenti fiumi navigabili, che sono il nucleo vitale dell'isola stessa

Il Kalimantan occupa i tre quarti del Borneo, l’isola più grande del mondo dopo la Groenlandia e la Nuova Guinea (il rimanente quarto del Borneo comprende gli Stati del Sabah e del Sarawak, facenti parte della Federazione malese dal 1963, e il Sultanato di Brunei, piccolissimo ma ricchissimo). Il Kalimantan non è una zona molto frequentata dai turisti; ha i suoi “tesori” all’interno: impenetrabili foreste pluviali, popolazioni che vivono quasi allo stato primitivo, animali particolari (ad esempio la scimmia con la proboscide e il delfino d’acqua dolce); lungo la costa orientale ci sono alcune belle barriere coralline.

Se ci si aspetta di vedere Dayaki con il corpo seminudo e tatuato che camminano nelle strade di Balikpapan o Pontianak, si rimarrà delusi, perché le prime cose che si vedranno di Kalimantan, che occupa i due terzi meridionali del Borneo, saranno probabilmente le raffinerie di petrolio e le segherie. La fame di legname e di minerali ha devastato la giungla, che viene abbattuta a velocità allarmante, ha provocato l’inquinamento dei fiumi e mina le culture indigene già scosse dalle intrusioni sociali ed economiche del XX secolo.

Le immagini tradizionali del Borneo derivano dagli esagerati resoconti dei primi esploratori europei, anche se le storie che circolano intorno ai villaggi dell’interno sono davvero materiale da leggenda - cacciatori di teste tatuati, tribù ‘perdute’ e animali esotici allo stato brado. Samarinda è il punto migliore da cui partire per effettuare un’affascinante escursione sul fiume a bordo di barcacce, raggiungendo villaggi come Tanjung Isuy, Muara Muntai, Melak (con la sua foresta di orchidee) e Long Iram, anche se purtroppo in alcuni luoghi folle di turisti alla ricerca di una esperienza dayaka ‘autentica’ pagano a ore per vedere le ‘culture primitive’. Il parco nazionale di Tanjung Puting, nel centro del Kalimantan, ospita una grande varietà di flora e fauna, tra cui coccodrilli, panda, orang-utan, scimmie e delfini.

La città fluviale e equatoriale di Pontianak, nella parte ovest, è da vedere al tramonto, quando le barche in contro luce e lo splendido panorama sul fiume fanno apparire quasi patetici i tramonti su Bali. Bisogna utilizzare i canali per esplorare la città, immergergendosi nella sua atmosfera cino-indonesiana. Di sera, i giovani affollano i barcollanti pontili in legno lungo la sponda meridionale del fiume per far volare enormi aquiloni di carta. Da non perdere anche la moschea reale in legno di Mesjid Abdurrakham e le golette in stile giavanese e sulawese nel porto di Pinisi. Le spiagge intatte di Pasir Panjang sono nelle vicinanze e la città è un ottimo punto di partenza per le escursioni in barca fino a Kapuas.

Oggi il Kalimantan è meta di studiosi (soprattutto di antropologia) e di turisti dotati di un notevole spirito di avventura e di adattamento; infatti, camminare per giorni nella giungla o risalire il fiume Mahakan non è da tutti, anche se sicuramente si tratta di esperienze indimenticabili. Nell’economia indonesiana il Kalimantan, o Borneo indonesiano (come è erroneamente chiamato da qualcuno), occupa un ruolo molto importante, infatti ci sono grandi giacimenti di petrolio, miniere d’oro e il legname dato d’alle foreste. Il Kalimantan è diviso in 4 province: orientale, meridionale, centrale e occidentale.

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