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Kalimantan Occidentale

Attraversato dall'equatore, vi si trova il fiume più lungo di tutto l'arcipelago indonesiano.

La provincia del Kalimantan occidentale occupa la parte sud-ovest del Borneo. Si trova a cavallo dell’equatore, confina a nord con il Sarawak malese, a est con il Kalimantan centrale e con quello orientale. Occupa un’area di 146.879 kmq ed è una delle più estese province indonesiane. Il territorio è caratterizzato da aree montagnose nell’interno, da fitte foreste, da zone paludose lungo la costa ma, soprattutto, da grandi corsi d’acqua e dalla vallata del Kapuas, il fiume più lungo (1143km) dell’arcipelago indonesiano. Nel Kalimantan occidentale ci sono 6 ore in più rispetto all’Italia, 5 quando da noi c’è l’ora legale. La provincia è attraversata dall’equatore e nel corso dell’anno la temperatura ha oscillazioni minime, ma qualche volta quella diurna supera anche i 30°C (nelle zone montagnose di solito è intorno ai 20°C). Nelle zone costiere il tasso di umidità è sempre elevato, oscilla tra il 78 e l’89%. Si tratta di una zona con una discreta piovosità, ci sono almeno 175 giorni di precipitazioni e sulla provincia ogni anno cadono 3100 mm di pioggia. Il periodo migliore per visitare il Kalimantan occidentale è tra maggio e luglio, anche se non lo si può definire del tutto secco.

Nel Kalimantan occidentale vivono più di 2,7 milioni di persone, con una densità di 19 abitanti per kmq. L’etnia maggioritaria è formata da dayak, ma ci sono comunità, di immigrazione più o meno recente, provenienti da altre isole indonesiane. Le lingue parlate sono diverse, ma quasi tutti, ormai, conoscono il bahasa indonesia. La religione predominante è l’Islam, ma ci sono minoranze di cristiani (soprattutto protestanti) e animisti. Sin dal ‘500 la parte occidentale del Borneo era nota per i diamanti. Ciò attrasse l’attenzione sia degli inglesi che degli olandese. Nel XVII sec. i britannici si impadronirono del regno di Sukadana, che occupava la parte nord del Borneo occidentale. Gli olandesi risposero in un primo momento incoraggiando la pirateria dei bughinesi, poi, verso la metà del XVIII sec., istallando, non senza fatica, un loro fantoccio come sultano di Pontianak. Fino alla seconda guerra mondiale non accadde nulla di particolare. Nel 1942 la zona venne occupata dai giapponesi, che la usarono come luogo di deportazione di elementi della borghesia e della nobiltà indonesiana, nonché di numerosi esponenti della minoranza cinese.

I nipponici spesso procedettero a esecuzioni di massa, si calcola che furono trucidate 21.037 persone. Ma anche i giapponesi non se la dovettero passare bene, molti tra quelli che si avventurarono nella giungla persero la vita a opera di guerriglieri dayak organizzati, a quanto si dice, da agenti britannici. Gli indigeni facevano “collezione” dì teste giapponesi che issavano come trofei ben visibili su pali, anche per demoralizzare gli avversari. Dagli inizi degli anni ‘60 la provincia del Kalimantan occidentale è purtroppo nota per la selvaggia e sconsiderata opera di deforestazione che sta subendo.

Il Kalimantan occidentale è una delle zone più ricche dell’Indonesia, grazie soprattutto allo sfruttamento delle foreste, alla produzione di gomma (e alle relative industrie che sono sorte nelle zone di Pontianak e Ketapang), nonché all’agricoltura (soprattutto riso, noce di cocco e pepe) che vede impegnata ancora buona parte della mano d’opera locale. Nella provincia è importante anche la produzione di ceramiche.

La Gawal Adat è una manifestazione che si tiene a Pontianak, poco dopo la metà di maggio, per ringraziare le divinità per il raccolto. Durante il Gawal Adat ci sono vari spettacoli, per il visitatore straniero i più interessanti sono sicuramente i balletti dei dayak. Anche nel Kalimantan occidentale gli stranieri acquistano soprattutto prodotti dell’artigianato dayak (oggetti in bambù), ma i tessuti, in particolare quelli samba e daya, sono veramente belli. Inoltre, non bisogna dimenticare di essere in una zona famosa per le ceramiche. A Pontianak nel Pasar Nusa Indah ci sono vari negozi. L’aeroporto di Pontianak, a 18km dalla città, è il principale della provincia. È ben collegato per via aerea, ma può essere raggiunto anche via mare.

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