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Kalimantan Meridionale

Provinci prettamente agricola, il turismo stenta a svilupparsi.

Le prime notizie sul Kalimantan meridionale risalgono al XIV sec., quando l’area era sotto il controllo dell’impero Majapahit. Ancora oggi si possono vedere alcune influenze giavanesi, soprattutto per quanto riguarda il teatro e l’abbigliamento maschile tradizionale. Gli olandesi cominciarono a interessarsi alla zona solo all’inizio del XVII sec., quando conclusero un accordo con il sultano di Banjarmasin per il commercio del pepe, ma il Sud Kalimantan non ebbe mai un ruolo importante nella politica coloniale olandese. Fino alla fine del secolo scorso, quando l’amministrazione di Batavia temendo che l’area finisse in mani inglesi e soprattutto per impadronirsi delle miniere che erano state scoperte nella zona (oltre che per combatterei pirati che trovavano rifugio nelle parti costiere), il sultano di Banjarmasin non riuscì a opporsi militarmente, ma la resistenza popolare fu tenace, così solo all’inizio del ‘900 gli olandesi furono effettivamente padroni della zona. Il settore trainante dell’economia locale è l’agricoltura che occupa il 54% della mano d’opera, il 15% della popolazione attiva è impiegata nei servizi pubblici, il 13% nelle attività commerciali, nell’industria e nei trasporti.

 

 

Generalmente il periodo delle piogge inizia in ottobre e termina in aprile. La stagione secca va da fine aprile a tutto settembre. Nel Kalimantan Selatan (Kal Sel, come lo chiamano i locali) vivono circa 2,5 milioni di persone, con una densità di 63 abitanti per kmq, questo rende il Sud Kalimantan la provincia più densamente popolata tra le quattro del Borneo indonesiano. I principali gruppi etnici sono i baniaresi e i dayak; i primi vivono nelle aree costiere, gli altri nelle zone interne. Le minoranze etniche sono formate da giavanesi, bughinesi e cinesi. Tutti i gruppi etnici hanno una propria lingua, quella parlata dai baniaresi è molto simile al malese. Il bahasa indonesia è parlato un po’ da tutti, mentre l’inglese è compreso soprattutto dagli studenti (oltre che dagli operatori turistici). Il 95% della popolazione è di fede islamica, ci sono minoranze di cristiani, buddisti e animisti.

 

Le prime notizie sul Kalimantan meridionale risalgono al XIV sec., quando l’area era sotto il controllo dell’impero Majapahit. Ancora oggi si possono vedere alcune influenze giavanesi, soprattutto per quanto riguarda il teatro e l’abbigliamento maschile tradizionale. Gli olandesi cominciarono a interessarsi alla zona solo all’inizio del XVII sec., quando conclusero un accordo con il sultano di Banjarmasin per il commercio del pepe, ma il Sud Kalimantan non ebbe mai un ruolo importante nella politica coloniale olandese. Fino alla fine del secolo scorso, quando l’amministrazione di Batavia temendo che l’area finisse in mani inglesi e soprattutto per impadronirsi delle miniere che erano state scoperte nella zona (oltre che per combatterei pirati che trovavano rifugio nelle parti costiere), il sultano di Banjarmasin non riuscì a opporsi militarmente, ma la resistenza popolare fu tenace, così solo all’inizio del ‘900 gli olandesi furono effettivamente padroni della zona. Il settore trainante dell’economia locale è l’agricoltura che occupa il 54% della mano d’opera, il 15% della popolazione attiva è impiegata nei servizi pubblici, il 13% nelle attività commerciali, nell’industria e nei trasporti.

Nel Sud Kalimantan si tiene il Mappanre Tasi. È una manifestazione che si svolge nel mese di aprile presso Kota Baru Si tratta di una cerimonia con la quale la popolazione locale, guidata da un Sanro, un capo secondo il diritto consuetudinario, fa offerte di ringraziamento al mare. AI Mappanre Tasi fanno da cornice gare, spettacoli e manifestazioni culturali varie. Ci sono voli per Banjarmasin da Balikpapan, Palangkaraja, Surabaya e Takaran, e per Jakarta, Kotabaru, Sampit e Yogyakarta. Altre linee aeree collegano, in poco meno di 24 ore, Banjarmasin con Surabaya e Semerang.

 

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