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Il turista del dopo-tsunami, disdette, rimborsi e polemiche.

Norme troppo vaghe sulla possibilità di disdire i viaggi quando non è il tour operator a cambiare i programmi. Le associazioni consumatori: "Speculano sugli annullamenti". L'Astoi: "Non possiamo privare i paesi di un introito economico".

ROMA - Lo tsunami ha tolto alle località che ha colpito anche la fama di paradisi turistici. Nei giorni scorsi, le immagini hanno mostrato viaggiatori in ciabatte e abiti rimediati, che negli aeroporti cercavano di salire sul primo volo disponibile per fuggire via. Ora iniziano ad arrivare le foto di bagnanti che prendono il sole sulle spiagge dove il mare ha portato, solo una settimana fa, un orrore senza fine. Tra questi due estremi, c’è il turista che ha il biglietto acquistato con largo anticipo e ora si chiede che deve fare, senza avere il conforto di una legislazione che lo assista.

L’aspetto morale e psicologico. Per chi vuole disdire il biglietto non c’è solo un aspetto economico - del quale pare disdicevole parlare di fronte a una tragedia di queste dimensioni - che non è da sottovalutare, visto che per molti un viaggio in quelle zone è il risultato del risparmio di un anno. Ci sono aspetti morali e anche psicologici, perché, anche soggiornando in una zona che non è stata colpita direttamente dal maremoto, è lecito chiedersi se la bottiglia di acqua minerale o il cibo inscatolato che si acquistano nell’hotel a caro prezzo sono sottratti a chi non li può certo comprare e ne ha bisogno per sopravvivere. Ci sono poi il rischio di epidemie e le difficoltà nei trasporti, e se è vero che Phuket, una delle zone più colpite, dista centinaia di chilometri da Pattaya, dove tutto è normale, entrambe le località si servono anche dell’aeroporto di Bangkok, dove convergono gli aiuti internazionali.

La posizione della Farnesina. Dare delle risposte precise ai tentennamenti e ai dubbi dei turisti non è possibile. Il ministero degli Esteri, subito dopo il maremoto, ha “sconsigliato” di recarsi nei paesi colpiti dall’emergenza. Nei giorni successivi, e in tempi diversi, ha precisato, paese per paese, le zone in cui sconsigliava i viaggi (i comunicati ufficiali si consultano sul sito). Per esempio, nel caso dell’Indonesia, ha indicato di non andare “nelle aree della costa a Sud-Est del Paese interessata dal fenomeno del maremoto”, lasciando così via libera ad altre località della nazione.

La legge. La nota della Farnesina, dal punto di vista strettamente giuridico, non è vincolante. “Il ministero degli Esteri ha sconsigliato, non vietato - spiega Silvio Busti, ordinario di diritto del turismo all’Università di Trento - perciò non c’è un divieto di accedere a quei paesi, né da parte dell’Italia né dai governi locali”. Legalmente, dunque, il turista che vuole disdire il contratto può appellarsi solo al decreto 111 del 17 marzo 1995, nel quale si dà la possibilità al cliente di disdire se l’organizzatore “Ha necessità di modificare in modo significativo uno o più elementi del contratto”. “La normativa è molto vaga - osserva l’esperto di diritto - perché il decreto del ‘95 e la precedente legge del ‘77 non pongono in materia precisa le potestà del consumatore di recedere dal contratto. Né fa meglio la direttiva comunitaria dal quale il decreto legge italiano deriva”. Inoltre “non sono contemplate da sentenze sull’argomento motivazioni di carattere psicologico o morale, avanzate dai clienti”, conclude il professor Busti.

Le associazioni dei consumatori. Nonostante il vuoto legislativo l‘Unione nazionale consumatori ha minacciato cause alle agenzie di viaggi. L’Unc ha denunciato che le sono arrivate oltre 400 segnalazioni di clienti, che hanno chiesto il rimborso del prezzo del viaggio e se lo sono sentiti rifiutare. “Nonostante si tenti di rassicurare l’opinione pubblica sui mezzi di informazione - afferma il responsabile legale dell’Unc - la situazione è critica: nella maggior parte dei casi vengono richieste ingenti penali per consentire al consumatore di disdire il viaggio. E in una situazione di simile tragedia, la cosa è vergognosa, mentre si parla di solidarietà e di impresa etica”.

I tour operator. Giuseppe Boscoscuro, presidente dell’Associazione tour operator italiani (Astoi), valuta i danni che vengono al settore e afferma: “L’invito che ci sentiamo di fare a tutti gli italiani è quello di tornare a viaggiare nei paesi dell’area asiatica, la cui economia è molto legata al turismo”. Nello specifico, alcuni grandi tour operator specialisti in oriente consigliano la flessibilità. “Fin dall’inizio, quando non erano ancora chiare le dimensioni della tragedia - spiega Claudio Asborno, direttore prodotto della Kuoni Gastaldi - abbiamo accettato le cancellazioni per qualunque data, perché questa è la politica del nostro gruppo. Purtroppo non posso escludere che nella concitazione, visto anche che abbiamo dovuto richiamare molti dalle ferie, ci siano stati casi in cui ai clienti non sono state date subito informazioni precise e corrette, però abbiamo lavorato ininterrottamente per farlo. Ho letto anche che in alcuni casi ci sono stati dei tour operator che hanno imposto limitazioni che non erano accettabili neanche legalmente, noi valutiamo caso per caso e cerchiamo di accontentare tutti”.

E’ ancor più deciso Andrea Mele, consigliere della Astoi e amministratore unico dei Viaggi del mappamondo: “Fa fede la posizione dell’unità di crisi. Nei giorni scorsi abbiamo rimborsato interamente tutti i clienti diretti nelle destinazioni sconsigliate dalla Farnesina. Capisco le motivazioni psicologiche che inducono alcuni a chiedere anche di non andare a Pattaya, anche se lì non è successo niente e si sta benissimo - continua Mele - e adesso cerchiamo di proporre altre destinazioni o di posticipare. Però questi paesi hanno bisogno del nostro aiuto anche in questo senso”.

Le ong. “Non credo che sia questo il tipo di aiuto di cui c’è bisogno ora - obietta Andrea Comollo, di ActionAid International - è giusto non fare terrorismo psicologico e sarà importante che tra qualche mese si sostenga la ripresa di tutte le attività nei paesi colpiti, compreso il turismo, ma ora è troppo presto, c’è emergenza piena”.

L’aspetto sanitario. Ancora più drastico l’esperto in medicina del turismo: “I pochi spiccioli di valuta che possono portare ora i turisti sono poca cosa rispetto a quanto possono intralciare”, afferma Walter Pasini, dell’Organizzazione mondiale della Sanità: “I trasporti sono difficili e la situazione igienica è molto peggiorata. Impossibile pensare che in un contesto simile ci siano località non toccate: per aiutare quei paesi penso alla cooperazione internazionale e a programmi improntati al vero sviluppo”.

“Ci sono poi i rischi reali dal punto di vista igienico - continua Pasini - raramente ho visto turisti davvero zelanti nell’osservare le norme precauzionali e nelle condizioni attuali sono aumentati i rischi di febbre tifoide, epatite A, malaria e colera. Solo tra breve sarà disponibile anche nelle farmacie italiane un vaccino contro il colera, efficace al 95 per cento e che copre anche dai principali batteri responsabili della diarrea del viaggiatore. Spero che possa avvantaggiarsene chi andrà in quei luoghi impegnato in operazioni di soccorso”.

CRISTINA NADOTTI (La Repubblica)

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