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Irian Jaya - Luglio 1997 - Il sud e Capitan Uncino

Io penso che se naufraghiamo sarà probabilmente possibile rimanere in piedi su una secca, ma poi mi viene in mente che il mare degli Arafura è molto frequentato dagli squali e che, comunque, dopo la bassa marea viene l'alta marea...

IL SUD

A questo punto il viaggio dovrebbe proseguire con uno spostamento a sud, nel territorio degli Asmat, dei Kombai e Korowai, il popolo degli alberi. Non abbiamo prenotazione aerea, anche perché, inizialmente, sembrava che l’aeroporto di Timika fosse chiuso. Non sappiamo nemmeno se si potrà arrivare sino ad Agats, non sappiamo nulla di nulla.

Riusciamo a farci una velocissima doccia (con il mandi, ma comunque una “doccia”), riesco anche a lavare qualche calzino prima di ripartire inaspettatamente subito per Timika.

L’aereo della Trigana Airways è tutto un rattoppo e, in cabina, i pezzi sono legati con il filo di ferro: comunque decolla, non cade, e riesce anche ad atterrare intatto. Inoltre, cosa importantissima, ci danno anche da mangiare (che meraviglia!)

CAPITAN UNCINO

A Timika rimaniamo per circa un giorno e mezzo e ne approfittiamo per comprare pane ripieno di cioccolato. L’unica possibilità che abbiamo per arrivare ad Agats è per via d’acqua, risalendo i grandi fiumi ed affrontando un tratto in mare aperto. Troviamo una barca a motore e partiamo: dopo circa mezz’ora di navigazione lungo il fiume siamo già arenati in mezzo alle erbe perché si è rotto il cavo di trasmissione dei due motori. Il caldo è insopportabile, l’umidità è alle stelle. Senza scomporsi, il nostro Capitano e il suo aiutante riparano il guasto con un pezzo di corda che, stranamente, terrà sino alla fine.

Siamo convinti di arrivare a destinazione prima del buio, ma la nostra convinzione diventa ben presto una mera illusione. Quando il grande fiume sfocia nel Mare degli Arafura è ormai quasi buio e, di Agats, non c’è traccia. Alle 6 del pomeriggio è già buio pesto ed il nostro Capitano, che continua fumare più di un turco, si orienta con le stelle e la luna. Non abbiamo luci ed ogni tanto ci areniamo a tutta velocità sulle secche. Quando questo succede, Frangkie affonda le unghie nella mia gamba, i motori si ribaltano, le eliche girano a vuoto e tutto si spegne: più volte l’aiutante di Capitan Uncino deve smontare le candele, soffiarle e rimontarle. Poi, ogni qualvolta ci areniamo, il nostro mozzo (che ha un ascesso grande come un pompelmo) scende e spinge. Branchi di pesci enormi (tonni?) sbattono contro la barca ed uno colpisce addirittura Frangkie nella schiena - le scaglie di pesce probabilmente appiccicate ancora adesso alla camicia di Frangkie ci convincono che il pesce era veramente grosso. Cerchiamo di dormire, ma lo spazio è ridotto ed il rumore dei motori buca i timpani. Heidi ha paura, decide di gonfiare il materassino in caso di naufragio. Alla fine, usiamo il materassino come cuscino e alcuni di noi riescono anche a dormire. Io penso che se naufraghiamo sarà probabilmente possibile rimanere in piedi su una secca, ma poi mi viene in mente che il mare degli Arafura è molto frequentato dagli squali e che, comunque, dopo la bassa marea viene l’alta marea… Guardo l’aiutante del Capitano: è tranquillo, quindi non c’è motivo di preoccuparsi. Gli chiedo quando arriveremo ad Agats e lui mi indica la mezzanotte (aiuto! Sono appena le 9!). Beh, penso fra me, al limite, se il Capitano sbaglia rotta approdiamo a Darwin….

Come da pronostico, dopo ulteriori arenamenti e colpi di tonno, a mezzanotte in punto attracchiamo al piccolo molo della casa di Capitan Uncino. Quello che segue sembra tratto da un film a rallentatore. Tutto traballa e ondeggia, noi compresi. Il Capitano ci precede e noi lo seguiamo, inebetiti, stanchi e praticamente sordi. Dal molo si accede direttamente a quella che deve essere la cucina: una grande griglia al centro del locale, pile di piatti sporchi, roba da mangiare non ben identificabile appesa al soffitto, odore di fritto e rancido. Più che una cucina assomiglia ad una sala delle torture medievale. Dal Medioevo passiamo all’era moderna, con tanto di televisore stereo, poster di pin-up appese alle pareti, moquette e divani: siamo in salotto. Continuiamo a seguire Capitan Uncino e ci ritroviamo fuori : di fronte a noi una passerella di legno che passa attraverso le file di case costruite su palafitte. Scopriremo infatti il giorno dopo che Agats è costruita interamente su palafitte.

Arriviamo traballando di fronte al posto dove avremo passato la notte, arriviamo all’Asmat Inn. La locanda (che sembra la casa di Frankenstein) è illuminata all’interno da qualche candela, e la luce tremula e fioca rende l’atmosfera ancora più tetra: evidentemente ci stavano aspettando, dato che il nostro Capitano ne è il proprietario.

La stanza è un forno e per entrare in bagno (se così si può chiamare) serve la maschera antigas. Passo la notte completamente sigillata nel sacco a pelo per evitare i morsi delle zanzare che frequentano assiduamente la nostra camera, anche se il tutto funziona da sauna.

Quella notte dormo pochissimo, dico a me stessa che ben presto sarà l’alba.

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