Irian Jaya - Luglio 1997 - Oyemu

Passo una notte insonne: è morto un altro bambino di malaria e si sentono i canti funebri di genitori e parenti spostarsi nella foresta.

OYEMU

Oyemu è un piccolissimo villaggio Citak, più pulito di Biwar-Laut, ma poverissimo, e i cui abitanti sono stati decimati dalla malaria. Qui incontriamo Ivan e il suo gruppo, anche loro diretti a Yaniruma, ma bloccati sul posto perché i loro portatori non si sono presentati (che prospettiva!).

Arriviamo nel tardo pomeriggio e sono in corso le esequie funebri per la morte di un bambino. Piantiamo le tende sulla sabbia bianca e finissima, fra le quattro casette del villaggio ed affittiamo lo “spazio cucina” per poter preparare il solito riso bollito e il thè. Dopo aver preparato il campo, il nostro stato personale è tale da persuadere me e Giovanni a lavarci sommariamente e per quanto possibile nell’acqua color Coca-Cola prima che faccia buio e ci assaltino le zanzare.

L’acqua in bottiglia è agli sgoccioli e cerchiamo di risparmiarla per il percorso in foresta (l’unica speranza di poterne trovare è a Yaniruma). Facciamo quindi bollire e beviamo l’acqua del fiume perché, anche se Alfredo ha un filtro a caduta, l’acqua è talmente densa da passare nel filtro troppo lentamente e, comunque, senza che questo apporti variazioni di colore degne di nota.

Passo una notte insonne: è morto un altro bambino di malaria e si sentono i canti funebri di genitori e parenti spostarsi nella foresta. Talvolta sembrano vicinissimi alla tenda, altre volte si allontanano e quasi si perdono, per poi tornare vicinissimi. Si sentono anche altre voci, persone che gridano, spari, maiali selvatici che continuano a girare e grufolare attorno alla tenda.

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