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Hobbit - Una nuova Specie di Ominide

Non era un caso di patologia, ma risulata essere una nuova specie di Ominide.

L’analisi di tre piccole ossa fossili appartenenti al polso di “Hobbit”, il piccolo ominide scoperto nel 2003 in una grotta , in località Liang Bua, nell’isola di Flores, Indonesia , fa nascere l’ipotesi che si tratti del rappresentante di una nuova specie piuttosto che di un essere afflitto da difetti fisici. La scoperta fu riferita su Nature il 27 ottobre del 2004.

E’ quanto comunica su Science di questa settimana Matthew W. Tocheri che dopo aver analizzato insieme ai suoi colleghi i reperti fossili del polso dell’Homo floresiensis (LB1), un ominide forse contemporaneo dei primi Homo sapiens , arriva a queste conclusioni.

I paleoatropologhi per diversi anni hanno cercato di capire se le ossa ritrovate in Indonesia appartenessero o no ad una specie di ominidi particolarmente piccoli o se, invece, quelle ossa risalenti al tardo Pleistocene, (120.000-10.000 anni fa) fossero di un essere troppo piccolo per essere normale o che si era evoluto in dimensioni ridotte, secondo un fenomeno definito nanismo insulare, una specie di adattamento alla dimensioni ridotte alle poche risorse dell’ambiente in cui è vissuto . Hobbit era alto meno di un metro e la sua capacità cranica era di 380 cm cubici, quanto un pompelmo.

Dopo essere state attentamente analizzate, le ossa del polso di Hobbit rivelerebbero che il piccolo Homo floresiensis non era affatto un infelice, né un nano per necessità di sopravvivenza, ma il rappresentante di una nuova specie , in quanto le ossa sebbene primitive, avevano una conformazione diversa dalle ossa del polso degli umani e del Neanderthal. “Ad esempio - dice Tocheri - le ossa trapezoidi dell’uomo sono a forma di “scarpone, mentre in LB1 le stesse ossa sono a forma di cuneo e quindi sono morfologicamente più vicine a quelle delle scimmie.

Secondo Tocheri e colleghi questo implica che, date le caratteristiche del reperto, Hobbit debba rientrare in una linea evolutiva umana apparsa prima che si formasse il polso moderno che si è evoluto con Homo sapiens e con Neanderthal.

“Sono dati che aggiungono ulteriori informazioni a quanto si sapeva”, spiega Giorgio Manzi, docente di Paleoantropologia, Università di Roma “La Sapienza”, al quale APcom ha chiesto un commento sulla scoperta.

“Non a caso - prosegue - si chiama Homo floresiensis per indicare una nuova specie della linea evolutiva umana e cioè una forma arcaica del genere Homo. Lo studio non fa altro che confermare quello che alcuni di noi hanno sempre pensato, al contrario di quanto una schiera di scettici andava affermando e cioè che si trattava di un caso di patologia in un uomo della nostra specie”.

(fonte: Roma Apcom 19.09.2007)

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