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13^ Conferenza Onu sui cambiamenti climatici.

Clima, accordi a Bali: due anni per salvare la terra. Ma ce la faranno i nostri eroi?

 

 

Lacrime, atmosfera carica di tensione, applausi, appelli accorati. Il summit di Bali sul clima si è concluso con un concentrato di pathos che, alla fine, anche se in extremis, ha portato a un accordo. Dopo i toni trionfalistici delle prime dichiarazioni, a sangue freddo la lettura può apparire un’altra, forse più cauta, legata ai tempi di realizzazione e ai vincoli dei tagli delle emissioni; anche se resta il dato di fatto più importante: la 13/a Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, che ha tenuto impegnata l’isola indonesiana per 13 giorni e che ha convogliato 190 Paesi e 10.000 persone, ha rischiato davvero di essere un grande fallimento. Una debacle globale che si sarebbe portata dietro anche la sconfitta del dopo Kyoto e quindi del futuro processo di riduzione dei gas serra.

 

D’altra parte non ha nemmeno accontentato tutti i Paesi sull’obiettivo sperato. Europa in primis, che ha dovuto cedere tecnicamente a un compromesso. Infatti i limiti di emissione nella roadmap verso il dopo Kyoto non ci sono. In questo gli Stati Uniti portano a casa ancora una volta il risultato della loro linea ferma, da cui non si sono spostati di un centimetro. Hanno detto “numeri no” e numeri non ci sono stati. In questo l’Europa soffre, anche se oggi un po’ meno.

 

Sul piano politico può dirsi soddisfatta. E’ vero che alla fine il via libera è arrivato dagli Stati Uniti, ma c’é anche da registrare che nel giro di una manciata di minuti, ne sono stati calcolati una ventina al massimo, i delegati dell’amministrazione Bush hanno dovuto fare marcia indietro sulla loro iniziale opposizione al testo in discussione. La pressione dagli altri Paesi è stata tanta. Al testo aveva già detto sì l’Unione Europea e a ruota altri Paesi. Intervento dopo intervento, gli statunitensi hanno dovuto cedere all’evidenza: nella sala erano rimasti gli unici a dire no e hanno permesso la svolta di Bali ottenendo nessun impegno in numeri.

 

 

L’impegno dell’Ue ha portato frutti: un accordo per proseguire con il processo di riduzione delle emissioni, anche con gli Usa nella roadmap, stabilendo la data, il 2009 per la fine dei negoziati, aprendo ai Paesi in via di sviluppo e non ultimo, il riconoscimento dei risultati degli scienziati del panel intergovernativo Ipcc. I numeri messi in calce in fondo alla premessa sotto forma di nota rappresentano il compromesso. Obiettivo di Bali non era un nuovo protocollo di Kyoto né stabilire limiti nuovi di emissione.

Lo scopo era quello di tracciare una strada, la più breve possibile, per continuare la lotta al cambiamento climatico e far nascere un nuovo accordo più stringente, dopo il 2012, quando il Protocollo di Kyoto avrà finito il suo mandato. D’altronde di vincoli proprio non si parla. Si rimanda al 2009 qualsiasi decisione e nel frattempo i Paesi non hanno nessun nuovo target di riduzione.

 

(fonte: Ansa 16.12.2007)

 

 

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