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Analisi di strumenti per endodonzia - Trattamento canalare

Tesi di laurea dell'ingegner Lapo Vitali in "Analisi delle sollecitazioni torcenti in strumenti per endodonzia durante il trattamento canalare" presentata al XXX Convegno Nazionale AIAS tenutosi ad Alghero (SS) dal 12 al 15 settembre 2001. Parte prima: Strumenti per il trattamento canalare

Strumenti per il trattamento canalare

La polpa dentaria, contenuta all’interno del dente, è un tessuto connettivo altamente specializzato contenente arterie, vene, terminazioni nervose e cellule connettivali. In seguito a una carie profonda e relativa contaminazione batterica, oppure in seguito a un trauma, la polpa va incontro a infiammazione ed infezione: è il quadro, clinicamente spesso doloroso, della pulpite. L’infiammazione acuta o cronica si può propagare al di fuori dell’apice della radice dentaria e diffondersi all’osso circostante provocando lesioni definite come ascesso o granuloma e visibili in radiografia: in questi casi l’indicazione al trattamento endodontico è assoluta, essendo l’unica alternativa all’estrazione dell’elemento dentario. Un intervento di tipo endodontico consiste nella rimozione del tessuto pulpare sia a livello della corona sia a livello delle radici e nella sostituzione del tessuto rimosso con un’otturazione permanente in guttaperca e cemento canalare previa adeguata sagomatura dei canali radicali

Negli ultimi anni si stanno sempre più diffondendo nel campo dell’endodonzia nuove procedure operative che garantiscono un migliore risultato della pulizia del canale radicale con un tempo di intervento molto minore rispetto alle tecniche tradizionali. Alla base delle nuove tecniche di intervento c’è l’introduzione di strumenti innovativi che garantiscono la loro efficienza in condizioni operative anche estremamente sfavorevoli. Questi particolari strumenti, comunemente chiamati file, si distinguono fra loro per la diversa conicità e diversi diametri e vengono realizzati con leghe superelastiche a memoria di forma di nickel-titanio [1,2].

In pratica i file sono delle piccole punte da trapano che espellono la polpa man mano che avanzano all’interno del canale (fig. 1). Esistono due procedure di intervento endodontico utilizzabili con i file: Step-Back e Crown-Down [3]; in particolare, la seconda ha avuto un significativo successo in quanto è risultata più affidabile ai fini della prevenzione delle rotture dei file.

Le condizioni operative di un file sono gravose perché le geometrie dei canali, che spesso presentano curvature di raggio relativamente piccolo, costringono gli strumenti a deformarsi in modo rilevante. Lo strumento in rotazione dentro ad un canale è quindi soggetto a sollecitazioni affaticanti composte da flessione rotante, dovuta esclusivamente alla forma del canale, e momento torcente variabile in funzione dello sforzo di taglio dell’utensile stesso. Tutto ciò comporta l’elevato rischio che si presenti la rottura dello strumento all’interno del canale (fig. 2) con conseguenti complicazioni dell’intervento e, spesso, preclusione di un successivo reintervento [4].

Per poter prevedere la vita di un file è necessario effettuare una analisi dei carichi affaticanti cui mediamente è soggetto nel corso della sua vita operativa [5–10]. Se questo è più semplice per quello che riguarda la flessione (basta disporre di informazioni relative alla curvatura dei canali e al numero di cicli di utilizzo), le variazioni delle sollecitazioni torsionali in esercizio non sono invece note né attualmente prevedibili. Lo scopo del presente lavoro è stato quindi quello di condurre una attività sperimentale finalizzata alla misura delle coppie torcenti che sollecitano i file nel corso della pulizia di canali di diverso diametro e diversa forma.

Fig. 2 Radiografia di un dente in cui è visibile un frammento di un file all’interno del canale di una radice











Sommario

Strumenti per il trattamento canalare

Attività sperimentale (1) (2) (3)

Risultati delle prove sperimentali

Commenti e Conclusione

Biografia