Questo sito contribuisce alla audience di

Storia di una trasferta speciale

Per una volta non parliamo di Inter, ma di una squadra che da oggi trova uno spazio speciale nel mio cuore nerazzurro. Sono stato a vedere Genoa-Fiorentina, i Grifoni hanno vinto, e io ho visto una squadra e uno stadio speciale. Ve ne parlo con ancora negli occhi i colori rosso e blu della gradinata nord.

A Milano questa mattina pioveva e faceva freddo.

Arrivato a Genova ho visto il mare e un sole splendente. Ho ammirato lo splendido stadio Luigi Ferraris, ho incontrato un mare di gente che andava alla partita e tutti, proprio tutti avevano addosso qualcosa di rosso-blu.

20-25.000 persona per una grande partita di questa serie B sempre più affascinante: i ragazzi del Genoa hanno battuto per 2-1 una Fiorentina mai doma.

Ma non è della partita che voglio parlarvi, ma del contesto, e dell’emozione che ho provato in questa giornata.

Sono entrato felice di vedere una partita di calcio con serenità, senza soffrire, senza tifo, solo per godermi uno spettacolo sportivo. In realtà ho assistito a qualcosa di molto più bello, e quasi non so da dove partire per raccontarvi che atmosfera si respira a Genova.

Lo stadio, molto più piccolo di San Siro, è incastonato in una città orgogliosa di tifare per questa squadra e per questi colori. Mancavano ancora due ore alla partita, ma c’era già tanta gente fuori dallo stadio.

Tutti con qualcosa di rosso-blu addosso, cappelli, sciarpe, maglie e bandiere rendevano tutto molto colorato e eccitante: si trattava certo di uno scontro fra due grandi della serie B, un Genoa fortissimo in casa, e una Fiorentina con rinnovate ambizioni di serie A.

A Genova si respira l’odore del mare, dal campo di allenamento dei Grifoni si vede tutto il golfo, si respira un’atmosfera incredibile.

Entriamo allo stadio un’ora prima della partita, la gradinata è già piena, davanti a me c’è un signore non vedente che mi chiede di raccontargli la coreografia: è qualcosa di bellissimo, tutto il settore che sventola bandiere rosso-blu, tutti che cantano con gioia canzoni bellissime e nessun avversario può restare indifferente di fronte all’urlo “Genoa”.

Il signore non vedente, un arzillo tifoso sulla settantina, mi spiega che il settore della tifoseria organizzata del Genoa non si chiama curva, ma Gradinata, mi racconta che viene a vedere il la sua squadra da quando è bambino, e che neanche la perdita della vista l’ha saputo fermare. Ditemi voi se questa non è passione…

E lo capisco perche’, allo stadio Ferraris, vedere non è indispensabile, basta sentire per comprendere l’amore che lega questa gente alla propria squadra.

Il Genoa gioca un gran primo tempo, ma cede qualcosa nella ripresa e c’è da soffrire. Io ero entrato tranquillo, ma di fronte a tanto amore come si fa a rimanere indifferente? Mi ritrovo in piedi e con le mani nei capelli per un palo colpito dall’attaccante dei Grifoni, mi ritrovo a esultare per la fine della partita e poi…

E poi nessuno si muove, nessuno esce, tutti sotto la gradinata, compreso quel “pazzo” del presidente Preziosi che corre come un tarantolato a raccogliere l’applauso dei tifosi. La festa dopo la partita è qualcosa di unico, tutti dentro allo stadio a rendere il giusto tributo ai propri beniamini. E poi ancora…

Finita la partita i tifosi aspettano i calciatori fuori dagli spogliatoi e li salutano: i giocatori escono a piedi, camminano per le strade di Genova, fanno due chiacchiere con i tifosi, ci camminano insieme, come se nulla fosse. Avete presente come è diverso San Siro?

Per me è stata una grande giornata e spero che vi sia piaciuto anche il mio racconto, spero di avervi fatto capire quel che si prova a tifare Genoa.

Infine ringrazio l’amico che oggi mi ha portato a vedere questa partita, è stato un grande regalo di Pasqua!

Le categorie della guida