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Breve storia dell'Ipnosi prima parte

La principali fasi caratterizzanti lo sviluppo dell'ipnosi.

Granone definisce l’ipnosi come ”la possibilità di indurre in un soggetto un particolare stato psicofisico che permette di influire sulle condizioni psichiche, somatiche e viscerali del soggetto stesso, per mezzo del rapporto creatosi fra questi e l’ipnotizzatore”.

Invita inoltre a respingere decisamente l’idea che ipnosi equivalga a sonno, ricordando che una persona addormentata reagisce solo a stimoli intensi e risulta scarsamente in contatto con il mondo esterno, mentre un soggetto ipnotizzato può reagire a stimoli anche deboli proposti dall’operatore.

Il termine ipnotismo nacque nel 1843 coniato da uno dei massimi studiosi di questo fenomeno, il medico scozzese J.Braid. Egli lo definì “ uno stato particolare del sistema nervoso, determinato da manovre artificiali.”
Tuttavia nel 1847 ripudiò il termine proposto per vari motivi. Aveva constatato che solo pochi soggetti si “addormentavano” (circa uno su dieci) e che polarizzare l’attenzione su un’idea procurava già eccellenti risultati per cui propose il nuovo termine monoideismo.

Al di là delle sterili dispute terminologiche, comunque, in tutta la storia del genere umano, il mistero, costituito dai movimenti e dai segnali ideomotori, ha avuto momenti in cui è stato scoperto, dimenticato e poi nuovamente scoperto.
Alcuni di questi fenomeni sono testimoniati nella cultura cinese, egizia, ebraica, greca e romana.

Nel papiro di Ebers, scritto nel 1500 a.C., si descrivono rituali magici ed incantesimi che collocavano il paziente in uno stato mentale alterato al fine di guarirlo.

Nei templi del sonno egiziani di Iside e Serapide, così come nei templi greci dedicati ad Apollo ed Asclepio, intorno al 400 a.C., si ricercava la guarigione inducendo stati sonnambulici.
Greci e romani praticavano il sonno nel tempio per avvicinarsi alla divinità e poter così predire il futuro.

Anche la mitologia testimonia di come gli antichi conoscessero e credessero alla fascinazione; la Medusa paralizzava gli uomini che osavano guardarla fino a pietrificarli, mentre nei racconti di mare le sirene ammaliavano i marinai con il canto per farli naufragare sulla loro isola.

I maghi persiani ed i fachiri indiani praticavano una forma di autoipnosi, pretendendo di possedere, in questo stato particolare, poteri soprannaturali.

Gli indiani Chippewa praticavano una sorta di ipnosi di gruppo, durante le loro pratiche di iniziazione, indotta dalle cantilene dello stregone, tanto che in alcuni soggetti si produceva anche una forma spontanea di analgesia. Gli indiani tuttavia, pur servendosi egregiamente dell’ipnotismo, ne ignoravano le leggi e le cause, finendo per stabilire un nesso immaginario tra questo ed il soprannaturale.

Possiamo ricordare, tra le altre, la figura di Filippo Teofrasto Bombasto Aureulus von Hohenheim, detto Paracelso (1493-1541), dal medico latino Celso (padre assieme ad Ippocrate della medicina antica e dotto in ogni ambito del sapere.) Egli studiò a Basilea e successivamente con Tritemio che sembra averlo introdotto alla occulta philosophia.

L’interpretazione mistica, dei fenomeni ipnotici, si ritrova ancora alla fine del XVIII secolo con la figura del medico e religioso Gassner (1734-1815) che, appellandosi a demoni e a Dio, continuava ad interpretare questo fenomeno come trascendente influsso del soprannaturale.
Nello stesso periodo tuttavia iniziò una nuova interpretazione del fenomeno che potremmo chiamare magneto-fluidica. Il massimo rappresentante di questa concezione fu Franz Anton Mesmer (1734-1815) medico svizzero che studiò medicina a Vienna. Egli partì dallo studio dei testi di Paracelso e giunse a ritenere causa dei fenomeni ipnotici il fluido magnetico animale.
Egli riteneva che vi fosse un fluido che, dall’operatore, si trasmetteva al soggetto il quale, una volta magnetizzato, poteva comunicarlo a chiunque si mettesse in contatto con lui.
Le idee e le pratiche mediche di Mesmer suscitarono un tale scalpore che il Governo francese intervenne nel 1784 chiedendo alla Reale Accademia di Medicina uno studio accurato e un rapporto su di esse.
I commissari dimostrarono che l’immaginazione senza magnetismo era in grado di produrre convulsioni mentre il magnetismo da solo era inerte e privo di utilità. Ciò sembrò costituire una stroncatura fatale per il mesmerismo, ma non fu così.
Infatti del tutto diversa fu la relazione stipulata dall’Accademia di Medicina, a seguito di una nuova richiesta di giudizio, avanzata nuovamente nel 1825. Dopo sei anni di studi si giunse a riconoscere come reale non solo il sonnambulismo ma anche i fenomeni di chiaroveggenza.
In ogni caso e’ giusto riconoscere a Mesmer il merito di aver richiamato, per primo in Europa, l’attenzione degli studiosi sui fenomeni ipnotici.