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Il Rospo maledetto

Il mistero dei Riti Satanici

Circa venti anni fa, il pittore fiorentino Giovanni Bruzzi (noto tra l’altro per aver scritto nell’86 la drammatica partita a poker, sulla quale è incentrato il film di Pupi Avati “Regalo di Natale”) è entrato in possesso, in modo alquanto casuale, della statuetta che vedete al lato, chiamata il ”Rospo maledetto”.

L’artista fiorentino, profondo conoscitore della vita di Cagliostro, ha cercato spesso spunti e stimoli, per la sua produzione artistica, al di fuori degli schemi convenzionali.
Mentre visitava la bottega di un antiquario romano, suo amico, rimase colpito dalla strana, affascinante e perturbante effige in pietra. Certo di trovarsi di fronte ad un reperto raro e prezioso, convinse l’amico a venderglielo.
E’ l’immagine di un rospo, alta circa 26 centimetri e con alcune interessanti particolarità allegoriche. Le zampe sono formate da simboli fallici, che sul retro si arrotolano a forma di corna ritorte, sino ad assumere le sembianze, osservando la statua da dietro, della testa di un caprone.
All’interno della bocca spalancata del “ Rospo” si trova un canale che corre fino alla base della piccola scultura.
Si ritiene che esso avesse le funzioni di un sifone e che da questo si facesse risalire il sangue delle vittime sacrificali, durante le “messe nere”.

La statua sembra provenire da Norcia ed è stata datata intorno al 1600.

Magia nera, stregoneria, sabba, patto con il Demonio sono le associazioni di idee che ci inondano osservando l’evocativa statuetta, tenendoci sospesi in un limbo indefinito di orrore e fascino.

Nelle credenze medioevali, le streghe, avrebbero operato la magia nera, (che ha sostanzialmente, come suo scopo, di nuocere al prossimo, giungendo persino a costringerlo a compiere atti contrari alla sua volontà) grazie a patti diabolici che le avrebbero dotate di poteri straordinari.
Le informazioni più dettagliate, anche se scarsamente attendibili, sulla stregoneria, ci giungono da fonti processuali ecclesiastiche.

Nella tradizione culturale cristiana la donna “tentatrice” è stata sovente osservata con grande sospetto a causa del preconcetto che la faceva ritenere più propensa dell’uomo ad avere contatti con le forze sataniche.

Il raro reperto rinvenuto dal Bruzzi è un superstite di quelle antiche ed orripilanti pratiche, poiché normalmente essi venivano distrutti ogni volta che erano rinvenuti nei luoghi di culto diabolico. Le persone asservite al culto del male erano ritenute dedite a realizzare nel mondo la volontà di Satana, ottenendo in cambio la possibilità di veder realizzate le proprie ambizioni sfrenate e le proprie depravazioni più segrete ed inconfessabili.

Potrebbe avere un certo interesse ricordare la distinzione che è necessario operare tra:

1) Patto col Diavolo

2) Sabba

3) Messe Nere

talvolta ritenuti erroneamente analoghi.

Il primo è un contratto ben preciso tra un mortale ed un demonio, ove il primo accetterebbe di vendere la sua anima in cambio dell’esaudirsi di una serie di desideri terreni.

Il Sabba è un ritrovo ( con pratiche sessuali orgiastiche ) di umani, agenti del male, con i demoni, loro padroni, al fine di concertare insieme le nefandezze da perpetrare ai danni dell’umanità.

La Messa Nera è invece nata come blasfemo insulto alla Messa Cristiana. Essa è condotta in maniera esteriormente simile alla Messa, ma con tutta la simbologia completamente capovolta. L’ostia bianca è sostituita da un’ostia nera, il vino sostituito da acqua prelevata da un pozzo dove sia stato ucciso un innocente o addirittura da sangue di una vittima e le parole sacre della liturgia vengono rovesciate nel loro senso. Si ritiene che, talvolta, la Messa Nera venga celebrata sul corpo nudo di una donna, che può fungere da altare.

Una leggenda popolare del XVIII secolo narrava che la preferita di Luigi XIV, la marchesa di Montespan ricorresse a questi riti orribili per chiedere, ed ottenere, la sterilità della regina e perché le fossero mantenuti i favori del sovrano.