EMDR 5° parte

Un nuovo contributo alla comprensione di questa nuova ed affascinante tecnica

Ed è proprio questo aspetto di differenziazione tra aspetti dell’esperienza legati all’emozione e aspetti legati alla rappresentazione proposizionale e di elaborazione ricorsiva e intersistemica, che viene ritenuto altamente significativo per spiegare il funzionamento della personalità e la patologia psichica[1].

Trai primi studiosi ad individuare nella esistenza di diversi sottosistemi conoscitivi indipendenti e nella loro progressiva integrazione nel corso dello sviluppo gli elementi base per una teoria della personalità e del suo funzionamento normale e patologico troviamo autori cognitivisti. Secondo il modello delle organizzazioni cognitive o organizzazioni di significato personale, elaborato da V. Guidano e G. Liotti (1983) inizialmente e in seguito da Guidano (1987, 1992), la dialettica tra la cosiddetta esperienza immediata e la sua rielaborazione esplicita costituisce la modalità di base di autoorganizzazione della conoscenza personale, che si realizza nella costruzione del significato personale, ovvero di quella connotazione unica e irripetibile, eppure rispondente a processi e meccanismi comuni a tutti gli esseri umani, che contraddistingue le esperienze individuali. In particolare ad ogni quadro clinico corrisponderebbero differenti modalità di interpretazione emotiva e di elaborazione esplicita e integrazione diacronica delle esperienze di vita, modalità mantenute dal soggetto in quanto espressione della coerenza interna al sistema.

Tornando ora agli aspetti terapeutici, data la centralità che le modalità conoscitive e di integrazione tra i codici rivestono per il buon funzionamento soggettivo, risulterà importante la possibilità di agire specificamente sui singoli codici e sulle modalità di elaborazione tra codici diversi, magari attraverso la rielaborazione di episodi di vita emotivamente significativi. Ecco allora che una metodologia terapeutica che offre la possibilità di intervenire sui sistemi conoscitivi attraverso la rielaborazione di episodi di vita traumatici ed emotivamente significativi può risultare di notevole interesse non soltanto per la risoluzione di quadri post-traumatici ma anche per interventi e obiettivi terapeutici di più ampio respiro[2].

 

[1] Vedi per una riformulazione di alcuni di questi concetti alla luce della letteratura più recente il lavoro di Maffei (2001) sull’ultimo numero di questa rivista.

[2] Vero risulta anche il discorso inverso, e cioè che per la risoluzione di un quadro post-traumatico può risultare necessaria la conoscenze delle caratteristiche organizzative della conoscenza del paziente.

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