EMDR 8

Ancora importanti precisazioni teoriche a proposito di questa straordinaria tecnica.

E’ opportuno segnalare che molto probabilmente questo tipo di attività si differenzia radicalmente da quanto si verifica nell’ipnosi. E’ sempre Lipke (2000, pag 64) a considerare l’EMDR una sorta di unhypnosis, in quanto opera sistematicamente per connettere l’evento “ipnotizzato” al  resto della memoria. In effetti nell’EMDR il terapeuta aiuta il paziente ad accedere a materiale nelle memorie non dichiarative ma, anzichè lavorare sul materiale in quello stato usa i movimenti oculari probabilmente per impedire l’ingresso in uno stato dissociativo di trance facilitando così da un lato l’integrazione dell’informazione attraverso i sistemi di memoria, dall’altro probabilmente anche, sebbene Lipke non citi quest’aspetto in questo punto della sua trattazione, un’elaborazione diretta del materiale, testimoniata, come dicevamo, dai cambiamenti submodali. Vale la pena di precisare anche che questo tipo di elaborazione non è sovrapponibile ai fenomeni di habituation che si verificano nelle tecniche di esposizione di scuola comportamentista. Questa infatti sembra essere proporzionale al tempo di esposizione e consiste in una diminuzione delle risposte (Marks et al. 1998), mentre nell’EMDR oltre a tempi più rapidi di azione abbiamo un incremento delle risposte tanto che Shapiro, un po’ paradossalmente, suggerisce a riguardo il termine sensitization (1999).

Nella fase VI della procedura un analogo tipo di elaborazione è applicato alle componenti somatiche delle memorie traumatiche (presumibilmente rappresentate mediante codici non verbali e non simbolici).

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