In molti individui ed in molte circostanze l’uso dell’indiretto può non essere consapevole e mantenersi costante nel tempo per cui, una persona, che tenda a disseminare indirettamente aggressività, potrà ricevere risposte aggressive di cui potrebbe non essere in grado di darsi una spiegazione. E’ dunque evidente che lo studio e l’esercizio volontario, nella scelta del tipo di linguaggio, porta il soggetto a migliorare la sua competenza comunicativa, con indiscutibili vantaggi relazionali. In terapia il diretto suscita certamente più resistenze dell’indiretto, è meno plastico e con più facilità può risultere non idoneo alle esigenze emotive del soggetto. Tuttavia possono esservi pazienti che, per le loro caratteristiche di passività e di dipendenza, si dimostrano poco accessibili all’indiretto e rispondono invece favorevolmente ai suggerimenti diretti. Un ulteriore concetto con cui familiarizzare è quello di tensione. Esso indica il divario esistente tra il significato letterale e la quantità di indiretto che utilizziamo; è la misura dell’indiretto e un suo eccesso può rendere la comunicazione incomprensibile all’interlocutore. Per la scelta della tensione vale la regola che la si deve commisurare alle capacità ed agli stili espressivi del paziente. Anche nel caso che la tensione sia stata adeguatamente stabilita e sia quella appropriata per quell’individuo, essa, inevitabilmente, tende a rendere l’intervento più ambiguo ed in qualche misura equivocabile. “Ma questa imprecisione” ci ricorda Loriedo “è legata alla intrinseca natura polisemica di questo tipo di linguaggio, che tende a evocare non un solo significato, ma una gamma molto ampia di significati, lasciando al soggetto la scelta di quello più appropriato.” La scelta dell’indiretto appare come ottimale perchè, per la sua natura indefinita, necessita di un intervento interpretativo da parte del paziente e questo lo porterà ad attivare inevitabilmente le sue risorse inconsce. La comunicazione indiretta è in genere orientata verso il futuro, anche quando sia apparentemente rivolta al passato, perchè mobilita le risorse del paziente in proiezione futura. Il linguaggio diretto esercita la sua influenza all’interno di un solo livello logico; al contrario l’indiretto agisce contemporaneamente su più livelli logici e può essere compreso da persone diverse e con modalità differenti. Richiede anche un tempo di elaborazione maggiore, ma l’effetto risulta più profondo ed il soggetto tende a vivere il cambiamento non come imposto o suggerito, ma come da lui voluto, come qualcosa che nasce da dentro. Tutto ciò è correlato anche ad una notevole imprevedibilità delle risposte comportamentali del paziente che, tuttavia, il terapeuta deve aspettarsi e saper accettare
Ancora sui linguaggi diretti ed indiretti
Come l'indiretto riesca a raggiungere una maggiore profondità.
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ
Pubblicato il 4 febbraio 2005 in: Ipnosi
Ultimi interventi
-
Amore 8
Pubblicato il 17 mag 2009 -
Acrobazie del nano
Pubblicato il 13 nov 2008 -
Prevenzione del conflitto 9
Pubblicato il 30 set 2008
Le categorie della guida
- Attualità (26)
- Clinical Hypnosis (3)
- EMDR (17)
- Ipnosi e dolore (3)
- Ipnosi e mistero (3)
- La psicosomatica in una concezione psicobiologica (21)
- NLP (8)
- Società e scuole di ipnosi (1)
- Storia dell'ipnosi (2)
Inserisci per primo un commento a questo articolo.
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Dr. Massimo Fochi 3384194605









Anteprima del commento