Il riordinare aspetti della conoscenza esplicita a fronte di modificazioni della componente tacita riveste a nostro parere un valore duplice: da una parte non riduce l’applicazione dell’EMDR a tecnica pura, ad un nuovo e magari più semplice mesmerismo, dall’altro consente di evidenziare come sia possibile e importante considerare e trattare in seduta le elaborazioni semantiche prodotte in ogni dialogo terapeutico in modo congiunto con gli aspetti taciti della conoscenza; altrimenti le prime rischiano di rimanere produzioni virtualmente illimitate e probabilmente non particolarmente efficaci a fini terapeutici. Ci soffermeremo ora su un ulteriore aspetto legato alle modalità di organizzazione della conoscenza ovvero quello dell’uso che si fa, nelle varie situazioni interpersonali e nelle conversazioni, tra cui anche quelle terapeutiche, dei racconti delle proprie esperienze. Tale aspetto, che riguarda in particolare le componenti interattive e relazionali della situazione terapeutica, non è specificamente implicato nelle tecniche EMDR. Crediamo comunque interessante tentare di evidenziare come sia usuale utilizzare i racconti di fatti e episodi, a maggior ragione autobiografici, per compiere azioni interpersonali ad esempio di avvicinamento o di distanziamento nella relazione; come tale abitudine venga ad influenzare, anche in modo disarmonico, le diverse componenti dell’organizzazione conoscitiva; e infine come tali disarmonie possano essere riordinate attraverso le procedure terapeutiche.
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