· Eh ai miei tempi si che si rispettavano i genitori!
· Non parliamo poi dello sport . Adesso con tutti i soldi che girano non è più sport!
· E i cibi? Ah prima si che le cose erano genuine, mica oggi con questi surgelati, liofilizzati e altre diavolerie del genere.
Si potrebbe continuare con una serie inesauribile di queste affermazioni, tutte accomunate dal ritenere che i bei tempi andati fossero incomparabilmente migliori rispetto all’oggi. Ma siamo davvero certi che il mondo fosse così meglio prima?
La tentazione di ritenere che nel passato le cose andavano meglio è molto forte e colpisce quasi tutti dopo una certa età.
La cosa curiosa è che leggendo i classici greci e latini, le stesse affermazioni sul degradarsi progressivo dei costumi e dello stile di vita si ritrovano quasi espresse con gli stessi toni e la stessa nostalgia.
E’ dunque probabile che la cosa sia da ritenersi un effetto distorsivo da attribuire a qualche strano meccanismo della nostra mente.
Con tecniche di imaging cerebrale si è potuto osservare che l’amigdala, negli anziani, è attivata molto di più da ricordi di emozioni positive che negative. Non solo ma anche i giovani con gravi malattie, a cui resta poco da vivere, manifestano la stessa tendenza. È come se al consumarsi del cerino della vita, la nostra mente tendesse sempre più a ricordare ciò che è bello e a rimuovere gli aspetti negativi del passato (si potrebbe ipotizzare, ad esempio, che questo accada per una forma innata ed inconscia di autoprotezione: per allontanare sistematicamente il pensiero negativo per antonomasia, cioè il pensiero della morte!)

Dr. Massimo Fochi 3384194605








