La creatività dell'inconscio (prima parte)

Di Benedetta Rosi

LE MIE STORIE

C’ era una volta… un foglio di carta, bianco, di quelli che rimangono in fondo ai quaderni di scuola. E c’ era anche un lapis (sembra di essere Marino Moretti!) e un’ ora di interrogazione e poca voglia di ascoltare… e poi c’ era una storia. Mia, personalissima, una di quelle che il mondo racconta sottovoce e che poi, tutte ben mescolate tra loro come nel pentolone di un alchimista, ronzano nella testa di una malcapitata studentessa di liceo e chiedono di essere raccontate. Ed è nata così la mia prima poesia, con un lapis che errava sulla pagina bianca, senza neppure sapere dove posarsi.

Non si tratta, almeno per me, di prendere in mano una penna e scrivere. C’ è sempre un momento, un limbo, per così dire, in cui nella mente vaga un sentimento, l’intuizione di un qualcosa che non si lascia afferrare finché non esce da solo in un personaggio, un finale, anche solo in un verso. E allora significa che c’ è una storia, dietro quel verso, che spinge per venire fuori ed essere raccontata.

Nel GGG di Roald Dahl i sogni si aggiravano per l’aria come bolle di sapone, finché non venivano respirati da un bambino, nel sonno: forse anche per le storie è così, ché il mondo le fa assorbire in ogni esperienza che offre, in qualche frutto maturo o negli occhi di un passante alla stazione, le fa pulsare insieme al sangue nel cuore e alla fine esse diventano parte di una ragazza ignara, che a quel punto non può più fare a meno di parlarne. La verità è che c’ è, in ognuna di esse, come un’ essenza che è la stessa dei frutti, del dolore e del blu della notte, quasi che tutte queste cose fossero solo sfaccettature di un unico prisma.

Scrivere allora, lasciarsi impregnare dalle storie del mondo e poi raccontarle, diventa un modo per andare più a fondo, sfrondare l’ eccesso e cogliere un’ altra di quelle famose sfaccettature che costituiscono il nucleo di ogni esperienza. Diventa un modo per cercare, in ogni cosa, l’ elemento che si ripete di un mistero più grande. Analizzare il mondo per analizzare me stessa, scoprire le differenze e le somiglianze e in queste ritrovare ancora un mondo prima celato; dare voce alle storie, prestare loro il mio lapis e una pagina bianca: tutto questo significa, per me, una possibilità in più di comprendere, conoscere qualcosa che ogni storia sembra volermi dire.

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