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Amore 3

Quando si ama, il solo desiderio è di essere il desiderio dell’altro.

Amore

Amore 2

Potremmo dire che, quando si ama, il solo desiderio è di essere il desiderio dell’altro e la passione rappresenta il suo correlato, il farmi ciò a cui il desiderio dell’altro allude con tutti i rischi che la cecità, implicita nel farmi il significante dell’altrui desiderio, dischiude. Giungerò, così, a farmi trasportare dal desiderio dell’altro, nella passione amorosa, dove diviene difficile comprendere se l’altro desideri davvero trascendersi con me e con il mio corpo o se brami semplicemente farne uso. Trascendersi è valicare la soglia della propria individuazione e in prossimità dell’amore si diviene incerti, maldestri, insicuri perché l’identità, nella promessa di apertura che vive, nel sogno di uscire dalla solitudine dei confini del corpo, si sente in pericolo, perché sa e teme la dissolvenza dell’io e al contempo la brama.

Ma nel nostro mondo si assiste sempre più spesso all’amore inteso non come modo vivo di crescere, di esserci, come possibilità di andare oltre, di trascendersi, ma come un usurato modo di avere. Così chi non sia deciso a giocarsi la propria identità, la propria soggettività, nella scommessa amorosa, resta sordo alla passione, cioè al patire la libera possibilità desiderante dell’altro, confinandosi in un mortifero gesto di squallida appropriazione del corpo altrui, ridotto a carne.

E’ questo il confine vero dell’oscenità, questa corporeità sciolta dal desiderio che la vivifica, corporeità che si fa feticcio e pornografia, prostituzione e volontà di potenza, l’antitesi della libertà e della liberazione del desiderio. E così, nella carne morta dell’altro, si affoga e si perpetua una disperata solitudine.

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