Amore7

Innamoramento come rivoluzione

Amore e desiderio.

E’ questa una rinascita, un sovvertire valori, regole, ma anche ricordi e priorità. Il passato non viene dimenticato ma privato progressivamente di valore, svuotato. Quell’oggetto ambivalente che mi faceva soffrire e che un tempo amai, adesso non lo amo e non mi fa soffrire, posso volergli perfino un innocuo e tiepido bene che testimonia, più del rancore e dell’odio, la fine irreversibile di un amore. Non si può nemmeno odiare ciò che ormai non vale, non conta più. Vi può essere perfino la strana pretesa di non volerlo far soffrire. “Restiamo amici” dice, ingenuamente ma sinceramente, chi lascia, tanto è lontano il suo cuore da una comprensione empatica del dolore provato da quel relitto abbandonato alla deriva.

Il passato apparirà arcaico, un’altra vita, che sembra non appartenermi né, forse, essermi mai appartenuta; la vera vita, quando ci si innamora, comincia ora!

Nuovi valori, nuove sacralità, nuove speranze.

Paradossalmente, nella persona abbandonata, la rottura ha spesso la capacità di riattivare le categorie dello stato nascente verso chi si congeda, un senso di impellente, di bruciante desiderio proprio di chi abbandona e che magari, durante la routine, si dubitava persino di amare ancora. Chi se ne va torna così ad apparire come la somma di tutto ciò che è desiderabile, torna ad essere l’assoluto che si credeva tramontato ma che non accetta più di riconoscere nel vecchio amore quel tutto che pure, per lei (lui), era stato.

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Pubblicato il 7 settembre 2008 in: Attualità

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