Questo sito contribuisce alla audience di

Iran. Guerra alle droghe: tre decadi di fallimenti

Panoramica sul problema della droga negli ultimi anni. Di Meysam Aqakhanlu

Nel tentativo di fermare il commercio illecito di droghe, il governo del presidente Mahmoud Ahmadinejad ha ripreso alcuni dei metodi punitivi in vigore agli inizi della Rivoluzione Islamica. Ma le campagne punitive ne’ quelle preventive sembrano funzionare.

 

Il numero dei tossicodipendenti e’ molto variabile. Il generale Esmail Ahmadi-Moqaddam, capo delle forze dell’ordine, ha dichiarato che le stime ufficiali riportano 1,2 milioni di tossicodipendenti e 700 mila consumatori di droghe leggere. Secondo alcuni parlamentari ed esperti il numero si aggirerebbe sui 4 milioni i primi, e 2,5 i secondi. Secondo altre stime i tossicodipendenti sarebbero 9 milioni.

 

Facendo la media, si potrebbero ipotizzare 6,5 milioni di tossicodipendenti, ossia 26 milioni di persone con un familiare coinvolto, (ipotizzando un nucleo familiare composto da quattro persone).

 

Una recente ricerca del Parlamento ha stimato che il costo annuale per combattere le droghe e curare i tossicodipendenti si aggira sugli 11 miliardi di dollari Usd (10 miliardi di toman), l’equivalente del 10% del Prodotto Interno Lordo.

 

Il Governo ha lanciato negli ultimi due anni e mezzo diverse iniziative antidroghe, elogiate anche da alcune organizzazioni internazionali, tra le quali le Nazioni Unite. Ma oltre al costo, le strategie adottate hanno visto cadere sul campo 3.500 uomini, tra soldati e poliziotti. E la fine ancora non si vede.

 

Nelle politiche antidroghe ci sono stati alcuni successi. Venti anni fa, i tossicodipendenti erano considerati criminali e condannati a lunghe detenzioni e a centri di riabilitazione. Pattuglie di guardia alle intersezioni delle citta’ potevano arrestare chiunque fosse sospettato di essere un tossicodipendente, ed erano molte le esecuzioni di spacciatori. In quegli anni, le prigioni erano affollate di tossicomani, ma sempre piu’ persone si avvicinavano alle droghe.

 

Le autorita’ decisero allora di cambiare strategie. Tra il 1997 e il 1998 i tossicodipendenti cessarono di essere considerati criminali e diventarono dei malati. Vennero lanciate nuove campagne antidroghe piu’ professionali, che presero il prosto dei vecchi strali religiosi, secondo i quali i tossicodipendenti finivano all’inferno, i pattugliamenti tolti e i consumatori occasionali non furono piu’ arrestati. Con il pericolo del virus dell’Hiv-Aids, inizio’ la distribuzione di siringhe nuove per prevenire la diffusione del virus, fu reso disponibile il metadone.

 

Ma si e’ visto un cambiamento anche all’interno del regime. Prima, per le autorita’ religiose la diffusione del numero di tossicodipendenti dipendeva dalla politica occidentale che “annichiliva i giovani rivoluzionari iraniani”, poi si e’ iniziato ad accettare che il problema ha radici “interne”, come ad esempio la disoccupazione.

 

All’inizio degli anni della presidenza di Mohammad Khatami, 1997-2005, i giornali rivelarono che c’erano alcune proposte avanzate da esperti che invitano ad un controllo sul passaggio delle droghe attraverso il Paese, ritenendo questo un metodo efficace per fermare il mercato interno illegale e lo spaccio nelle strade.

 

L’associazione non governativa “Association of Unknown Addicts”, che provvede al sostegno psicologico di circa 800 mila tossicodipendenti e familiari, e’ un esempio di iniziativa sorta sotto il governo Khatami. Personale statale, assistenti sociali, e agenzie per l’educazione ne fanno parte.

 

Letto su Notiziario droghe

 

>> leggi la II parte dell’articolo