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Troppe laureate, l'Iran vara le quote azzurre

Negli atenei le donne superano il 60 per cento è allarme per l'occupazione maschile. Di Vanna Vannuccini

Le ragazze sono il motore del cambiamento sociale in Iran, dice Shirin
Ebadi, primo premio Nobel per la pace del mondo islamico che è diventata il
simbolo del movimento femminista iraniano. Soprattutto dopo che il disincanto
per la politica e le repressioni hanno disgregato il movimento studentesco, la
lotta delle donne per la parità dei diritti è rimasta il segno più tangibile
della resistenza al regime dei mullah.

Nemmeno il presidente Ahmadinejad è riuscito a rimandare le donne al
focolare. Ci sono donne a Teheran che dirigono ospedali e giornali, che lavorano
come ingegneri dei cantieri di costruzione, che sono a capo dei reparti
femminili della polizia. Nonostante i giri di vite recenti sui codici di
vestiario, le ragazze continuano a testare i limiti della libertà con giacchine
sempre più corte, pantaloni sempre più stretti e foulard sempre più colorati. Un
terzo delle studentesse va alle lezioni senza chador, indossando un semplice
foulard, pur sapendo che il giorno che troveranno un impiego pubblico il chador
sarà obbligatorio.

Soprattutto, il numero delle ragazze nelle università iraniane è
salito continuamente negli ultimi anni.
Ventinove anni dopo la rivoluzione
islamica le ragazze sono il 65 per cento degli studenti universitari. E ai
temuti Konkur per l’ammissione alle università (tutte a numero chiuso) le
ragazze sono ogni anno più del 60 per cento e i ragazzi meno del 40 per cento
degli ammessi. Ce n’era abbastanza per allarmare il regime, che oggi ha deciso
di fissare delle quote azzurre, in modo da assicurare la presenza di più maschi
negli atenei.

Nei giorni scorsi una commissione parlamentare aveva presentato un
rapporto in cui esprimeva la preoccupazione che il numero crescente di
studentesse avrebbero creato nei prossimi anni un problema sul mercato del
lavoro, che non può assorbire secondo la commissione un numero così grande di
donne. Molti deputati conservatori che vorrebbero la divisione per sesso tra i
medici (le donne medico a loro avviso dovrebbero riservare le loro prestazioni
alle pazienti femmine) hanno visto un nuovo pericolo nella crescita delle donne
medico. Lo stesso per quanto riguarda farmacisti e dentisti, tra i quali i
laureati sono già al 60 per cento donne.

Paradossalmente, proprio l’obbligo del chador e della divisione tra
sessi ha funzionato da lasciapassare per molte figlie di famiglie tradizionali e
religiose, alle quali le famiglie non permettevano prima di uscire di casa per
frequentare l’università e per lavorare in luoghi pubblici.

Secondo le statistiche del ministero per l’istruzione universitaria
le donne erano il 37 per cento nel 1997, l’anno in cui fu eletto il presidente
riformatore Khatami. È a lui che si deve l’inizio della liberalizzazione. Il
governo Khatami decise di reinstaurare le donne nella carriera di giuriste (nel
solo campo del diritto di famiglia), che dopo la rivoluzione era stata loro
preclusa. Oggi ce ne sono un centinaio. Le studentesse ebbero il permesso di
andare a studiare all’estero - fino ad allora un diritto riservato a quelle
sposate.

Un parco riservato alle donne è stato aperto a Teheran dove le
ragazze possono praticare tutti gli sport senza l’obbligo del chador. Le donne
hanno avuto il permesso di lavorare come tassiste (in taxi riservati alle
clienti di genere femminile). Le esigenze della vita moderna provocano in Iran
contrapposizioni continue con le strutture patriarcali e le norme islamiche. Uno
dei paradossi iraniani è infatti che un forte senso della tradizione si
accompagna a una altrettanto forte fede nel progresso, nella scienza e nel
sapere, che è condivisa da tutti i gruppi politici. Il disprezzo dei taliban
afgani per il progresso è sconosciuto ai mullah.

Le nuove regole, che entreranno in vigore per il prossimo esame di
ammissione in estate, prevedono che in ogni facoltà ci sarà una quota rosa e una
quota azzurra del 30 per cento ciascuna. Solo il resto dei posti, cioè il 40 per
cento, sarà lasciato alla libera competizione. “La legge garantisce in questo
modo i maschi nelle facoltà dove le ragazze sono più numerose, come le scienze
naturali, ma favorisce anche le donne là dove ce ne sono di meno, come le
facoltà d’ingegneria e di scienze umane” ha detto il capo dell’Organizzazione
dei konkur accademici cercando di relativizzare la portata della decisione.

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