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Iride e Memoria

L’iride riporta il ricordo delle nostre esperienze dolorose secondo un linguaggio morfocromatico unico e individuale, scrive il dott. Vincenzo Di Spazio noto per i suoi studi nell’ambito iridologico………

Carissimi che mi seguite da tempo, apriamo assieme le pagine di un importante capitolo che fanno parte del gran libro dell’iridologia: Iride e Memoria. Pagine preparate dal Dott. Vincenzo Di Spazio, Professore incaricato di iridologia all’Università di Urbino.

L’iride rappresenta con il suo linguaggio mofocromatico un enigma per molti studiosi, che se n’occupano ormai da 120 anni, da quando cioè il medico ungherese
Von Péczely pubblicò la prima mappa oculare.
L’iride è oggi utilizzata come segno di riconoscimento biometrico per regolare l’accesso alle strutture “sensibili” come basi militari, banche e aeroporti. La sua invariabilità morfostrutturale garantisce un elevato standard di affidabilità, necessario alla tutela di precise norme di sicurezza e sorveglianza.

Il discorso introduttivo consente di evidenziare con l’esempio biometrico il ruolo fondamentale di “impronta genetica”, svolto dalla struttura iridea. Già nel primo anno di vita cominciano a strutturasi i cosiddetti segni di difetto come lacune e cripte, che permarranno invariate per tutto in corso dell’esistenza. Possiamo quindi interpretare l’invariabilità morfostrutturale come segno tangibile della memoria dell’individuo.
Segue la seconda parte.
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