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Ridi, ma non fare rumore

La comicità dei vecchi film muti è considerata oggi "banale", "grossolana", priva di sottigliezza e di acume, priva insomma di intelligente ironia. In realtà trattasi semplicemente dell'ironia del primo cinema. Vediamone e studiamone i meccanismi insieme al nostro esperto di cinema, nonché regista, M.P.

Pensate a un tizio seduto su una panchina, magari è lì per fare merenda, per godersi un po’ di sole e per leggere il giornale, o anche solo per vedere il mondo come gli gira intorno. E gli gira, eccome gli gira. Premessa banale per introdurre quello che potrebbe essere il miglior posto, la panchina, da dove godersi il più bello spettacolo del mondo: la vita. E la panchina è infatti un escamotage usato agli albori del cinema, e il presupposto seminale della slapstick comedy, poi più conosciuta come “film delle torte in faccia”.

La slapstick comedy aveva, nell’epoca del muto, una funzione specifica. Di solito non più lunga di una due bobine era proiettata prima o dopo il film, lungometraggio, e permetteva al pubblico di divertirsi prima di assistere allo spettacolo principale o di prenderne le distanze alla sua fine. Queste comiche erano caratterizzate da un’irriverenza nei confronti degli aspetti dominanti della società, usando la satira, la parodia smontavano quegli assunti di pressione che la gente subiva durante la quotidianità.

Questa forma di espressione agli albori della settima arte ha una discendenza nobile, music hall, clowns, vaudeville, pantomimi e giù fino alla commedia dell’arte. Ma sia ben chiaro che come formula rappresentativa appartiene esclusivamente al cinema, è attraverso la cinepresa che la slapstick comedy prende vita. Esempio lampante è il momento in cui i primi artifici, o se vogliamo dirla con un termine contemporaneo, effetti speciali, vengono introdotti nel cinema. I comici dopo aver preso confidenza con le potenzialità della macchina da presa iniziano a esplorare il fantastico, il loro fantastico. Allora ecco un’altra componente che agli inizi del novecento prende vita, il surrealismo. Va da sé che già la possibilità di giocare della cinepresa con elementi ritenuti reali è divertente, figurarsi con l’illusionismo e la satira.

Allora per un attimo torniamo a sederci su quella panchina, e facciamo scorrere davanti ai nostri occhi il mondo.

C’è un tizio ben vestito, con una faccia squadrata, siede sulla nostra panchina e si sta leggendo il giornale in santa pace. Poi ripone il giornale, sospira malinconico con lo sguardo perso nel vuoto, infila la mano dentro la sua giacca doppiopetto e tira fuori una banana, niente di meglio di un buon spuntino. Sbuccia la banana con attenta reverenza, intanto attorno a lui c’è un via vai di persone, finita la banana il nostro pensa bene di lanciare la buccia per strada. Ecco che passa un bambino che sta succhiando dello zucchero filato da un bastoncino, arriva davanti al nostro eroe che fissa il suo sguardo sul bambino con un sorriso delicato e stacca un ciuffo di zucchero dal bastoncino, il bambino si ferma e via un altro ciuffo, alla fine il nostro eroe si fa fuori tutto lo zucchero filato. Il bambino piange e corre dalla mamma che sopraggiunge a rimproverare il nostro caro che prende un fiore dal cappello della donna se lo guarda e lo mette nell’occhiello della sua giacca, la donna chiama un poliziotto che nel sopraggiungere scivola sulla buccia di banana di prima, si rialza a fatica aiutato dalla donna e dal bambino. I tre vanno dal nostro, il poliziotto gli chiede spiegazioni ma intanto una palla volante colpisce alla testa il poliziotto, ci sono dei bambini che stanno giocando, il piccolo derubato corre verso la palla inseguito dalla mamma, dal poliziotto e da tutti gli altri bambini e così anche la donna scivola sulla buccia e su di lei il poliziotto. Il nostro nel frattempo riprende beato la lettura del giornale.

Gli ingredienti sono più o meno questi, e poi sempre più sofisticati ma all’epoca facevano sbellicare dalle risate. Cattiveria celata dietro un volto d’angelo, furia collerica e inseguimenti. Ci sarà infatti un filone detto delle comiche d’inseguimento. Ma in questi anni vengono gettate le basi dove Mack Sennet, Charlie Chaplin, Buster Keato, Stan Laurel e Oliver Hardy costruiranno le loro fortune. Ma questo nella prossima puntata.