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Le ingenuità de Il Codice Da Vinci messe alla berlina

Pochi sanno che Dan Brown era andato a cercarsi guai fin dall'inizio: invece di lasciare soltanto la solita formuletta che mettono tutti i romanzieri all'inizio di ogni libro (cioè: questo libro è opera di fantasia... qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone è assolutamente casuale), Brown si è lasciato andare ad una affermazione delirante: "Ogni descrizione di opera d’arte, architettura, di documenti, e rituali segreti di questo romanzo è esatta", dicitura che poi è stata tolta nelle successive ristampe. Ma la miccia era ormai innescata.

Il Codice da Vinci è sicuramente un’opera di pura invenzione, e da molti punti di vista. Nel contesto di questo romanzo, però, l’autore, Dan Brown, presenta molte affermazioni sulla storia, la religione e l’arte, e le presenta come verità, non come parte del suo mondo di finzione. Ad esempio, uno dei punti centrali di Brown è il fatto che i primi Cristiani non credessero che Gesù fosse divino e che Gesù e Maria Maddalena fossero sposati. Pone queste affermazioni in bocca a personaggi eruditi e le sottolinea con frasi come gli storici affermano o gli studiosi sostengono. Brown, inoltre, presenta all’interno del suo libro come veritiere, nonostante la loro scarsa affidabilità, fonti che vengono presentate anche in una bibliografia disponibile sul web. Ha poi affermato più volte in varie interviste che parte di ciò che fa nel suo libro è presentare una storia perduta per i lettori fino a questo momento, e che è contento di farlo”.

Altri studiosi, laici e religiosi, di ogni paese hanno pubblicato articoli e libri di critica alle teorie di Dan Brown. Tra questi José Antonio Ullate Fabo (La verdad sobre el Codigo da Vinci), un giornalista spagnolo, che ha evidenziato ben 37 errori grossolani compiuti da Brown; e Carl Olson (The Da Vinci Hoax), che si meraviglia che dei Cristiani ben informati possano considerare verità le innumerevoli scemenze del libro e ha voluto chiarire alcune nozioni sul Cristianesimo delle origini.
Anche in Italia sono stati pubblicati alcuni libri sul tema, tra cui Il Codice da Vinci. Verità e menzogne, di Darrel L. Bock.
L’autore è un teologo americano, studioso di storia antica e insigne biblista, e confuta con dovizia di argomentazioni storiche e archeologiche la ricostruzione delle origini del cristianesimo alla base del thriller e risponde agli interrogativi inquietanti sollevati dal romanzo.
i critici, provocati dalle affermazioni di Dan Brown, si siano divertiti un mondo a fare le pulci a tutto quello che il libro contiene, senza faticare poi molto. Il Codice è ricco di svarioni di ogni tipo. Oltre a errori di editing (uno dei quali tramuta l’innocuo Big Ben londinese in uno sconvolgente Big Bang, anche questo eliminato nelle successive ristampe), ci sono descrizioni artistiche sbagliate, come quella del quadro “La vergine delle Rocce”, rimpicciolito per l’occasione di mezzo metro, e i numerari dell’Opus Dei sono diventati inspiegabilmente dei monaci. Senza parlare dei falsi storici e geografici.