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Pubblicità che fa ridere? Solo Mediaset e Rai si divertono .... ad "intascare"

Non si badi a quel che si dice, e non si badi agli studi e ai saggi che parlano di umorismo ed ironia in pubblicità. Chi veramente viene dal mondo “reale” della pubblicità sa bene che[...]

Non si badi a quel che si dice, e non si badi agli studi e ai saggi che parlano di umorismo ed ironia in pubblicità. Chi veramente viene dal mondo “reale” della pubblicità sa bene che cose come l’ironia, l’umorismo, l’originalità sono dei tabù che fanno paura piuttosto che essere degli obiettivi reali della comunicazione pubblicitaria.

La gran parte dei direttori marketing e delle aziende spendono milioni in campagne pubblicitarie che sembrano tutte uguali. Mentre tantissime altre aziende minori e medio piccole guardano alla pubblicità come una opzione per le sole multinazionali, rinunciando in partenza a cercare, innovare, inventare vie nuove di comunicazione e di contatto con i propri clienti.

Altro che messaggi ironici, simpatici, accattivanti, persino subliminali o inconsci ………. per lo più non è il messaggio che conta, bensì il canale.
Questa è la realtà della pubblicità in Italia, e infatti i dati dicono che l’Italia è il paese dove la stragrande maggioranza degli investimenti pubblicitari finisce esclusivamente su un solo canale: LA TELEVISIONE.

Come dire, se si hanno tanti soldi, si diventa facilmente una marchio e un prodotto conosciuti, mentre se non si hanno i soldi, non c’è nulla da fare, non c’è idea o messaggio o originalità che tengano ….

Sembra che la pubblicità commerciale si sia adattata ai sacri principi della comunicazione politica: non dire nulla, promettere tutto, mai compromettersi, mai essere ironici o umoristici, c’è il probabile rischio di essere fraintesi!