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L'italiano si evolve

La flessibilita' di una lingua e' sintomo della sua vitalita' e della sua ricchezza. Limiti pericoli e potenzialita' dell'italiano parlato oggi nel Belpaese e non solo.

Sara’ capitato anche a voi (se vi siete accorti della citazione, bravi, e’ un segno della vostra memoria storica ma anche dell’efficacia comunicativa di certe canzoni popolari) di sfogliare giornali ingialliti o libri di moda negli anni Sessanta. Rileggendo quelle pagine, balza agli occhi la differenza tra quell’italiano e la lingua che parliamo oggi, o che troviamo stampata sui giornali.Anche quando non e’ passato molto tempo. Spesso non ci facciamo caso, ma parole e intere frasi tendono a sparire dall’uso comune per essere sostituite da espressioni piu’ fresche, o di moda.

La lingua sta al passo con i tempi, si adatta ai ritmi frenetici della vita moderna, ne assorbe i momenti storici ed economici. Talvolta persino troppo, perche’ anche l’italiano non e’ immune da un anglofilia spinta e molte parole inglesi potrebbero essere sosituite dai corrispondenti italiani. Ma anche il modo di riadattare e restituire parole straniere e’ un segno della flessibilita’ della nostra lingua. In fondo l’italiano e’ una lingua prevalentemente letteraria, che e’ stata imparata su altri substrati, imbastardita e arricchita dai nostri dialetti. E se e’ difficile ormai tradurre o pensare di tradurre marketing o hobby (fare i puristi a tutti i costi oggi e’ assolutamente indifendibile), pensate che siamo riusciti ad inventare una parola inglese, come footing. Del resto, la parola glasnost’ e’ andata in soffitta con gli anni Ottanta – siamo ritornati alla trasparenza – vattelapesca non lo dice piu’ nessuno ma ora e’ il turno di cerchiobottismo e new economy. Anche la persistenza o meno della massa di neologismi che ogni anno i nostri dizionari registrano diventa testimonianza storica e di costume.

Per non parlare di come scriviamo. Avete mai riflettuto sul linguaggio della posta elettronica o quello ancora piu’ schematico degli SMS, vera e propria mania di fine millennio e oltre? Fino a pochi anni fa il telefonino era solo un vezzeggiativo e il cellulare faceva venire in mente retate di polizia…Ma dovremo abituarci a questi usi piu’ disinvolti delle nostre regole grammaticali e sintattiche. Anche gli errori, sopratutto da parte di chi sta imparando ora la lingua, la rendono piu’ vitale.

Un paese multirazziale (mi piace di piu’ del modello globalizzato) sa rendere accogliente anche il proprio modo di parlare. Ed e’ tutto sommato inevitabile. In fondo, come saremmo arrivati a sostituire il latino di Cicerone con l’italiano del Novecento? E aldila’ degli anglismi e dei gallismi che tutti riconosciamo, abbiamo gia’ assorbito parole straniere fin dai tempi dei longobardi (un verbo comunissimo come guardare ad esempio). E i sussidiari, compagni della nostra infanzia, esistono ancora?

continua

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