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Alle prese con l'euro

Tempo fa avevo scritto un articolo futuribile sull'impatto dell'euro nella vita di tutti i giorni: andiamo a verificare!

Io e l’euro. Ho preso un po’ di banconote ma le ho lasciate lì, con la
pigrizia di chi non vuole mettersi a fare i conti. Tutto sommato meglio
finire le lire, lasciandole andare piano piano. Niente distacco violento,
niente trauma. Come una storia che finisce consensualmente. Però mi sono
preparata bene: ho regalato portamonete per Natale, ho studiato i vari tagli,
ho toccato le zigrinature dei centesimi. E quando mi sono trovata ad avere
un resto in euro, ho fatto da sola il computo, senza quell’aggeggio,
l‘euroconvertitore, che tutti vogliono e che avremo quando non servirà più.

Con le lire in mano, ho osservato per ora con un certo distacco le file
davanti alla cassa del bar. Ho accuratamente evitato le code in banca e alla
posta: insomma, che é questo accaparramento? Non siamo mica in tempo di
guerra, e non é che gli euro fanno come la carrozza di Cenerentola, che
torna zucca a mezzanotte. E non é nemmeno lo zucchero durante la Guerra del
Golfo, a suo tempo sparito dai supermercati.

La corsa all’euro mi fa pensare
che noi italiani ci affezioniamo presto, e dimentichiamo senza troppi
rimpianti. Amiamo cose e parole nuove. E per giorni e giorni abbiamo
trovato un argomento di conversazione.

Anche per i pigroni come me é
arrivata la resa dei conti: se sfuggo alle banche non posso sfuggire alla
parrucchiera! Ricordate, ve ne avevo parlato quando avevo fatto qualche riflessione ironica sull’avvento dell’euro! Dovevo pur meritarmi il gadget di fine anno, non credete? Nelle salette piccole e per
nulla asettiche insieme a Novella 2000 scorrono le piccole storie e le
ansie di una provincia italiana diversa e uguale. Un punto ideale di osservazione.
A dicembre, ho
colto il panico sottile della scadenza fatidica: che faremo quando avremo le
tasche piene di monetine, chi ci aiuterà a contare i centesimi? E
sopratutto, quanto ci fregheranno con la conversione da lire a euro?
Gli
aumenti di caffé e quotidiani erano forieri di sventura. Così pazientemente
(ho un passato di cassiera nel negozio di papà) ho rivisto insieme alla mia
coiffeuse tutte le tariffe prossime venture, con una perfetta azione di
bilanciamento per la tranquillità delle clienti euroscettiche: arrotondamenti verso l’alto o verso il basso equamente
divisi, con delle belle cifre chiare e simpatiche tra le oscillazioni
ufficialmente consigliate. E sono uscita orgogliosissima del mio
borsellino a scatto, bianco come vuole la moda di primavera, con gli euro
disegnati che scintillano al sole freddo di questi giorni.

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