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L'italiano si evolve, parte seconda

Ogni anno i dizionari si arricchiscono di centinaia di parole nuove, mentre altre invecchiano e alcune addirittura spariscono. Da FOCUS di maggio, libera estrapolazione dell'articolo di MIchele Scozzai.

precedente Quali sono le parole più usate e abusate, le parole-tormentone? Se il cioè non tramonta, e sale il mi consenta, cala l’attimino, e nessuno più marina la scuola: si sega, si brucia, si sala… Dare i numeri è ormai obsoleto, meglio (meglio?) sclerare

Neologismi, vecchie parole riesumate, frasi celebri e modi di dire accompagano stagioni ed epoche. Spuntano come funghi, ci martellano da spot pubblicitari o da trasmissioni televisive e alla fine entrano nel vocabolario. Poi spariscono, magari per sempre, oppure quando meno te le aspetti ritornano un pochino diverse.

Una volta le locuzioni più usate arrivavano dritte dal mondo popolare e contadino, ed esprimevano situazioni concrete che col tempo diventavano delle massime. Tra gli intellettuali venivano ripescate parole della letteratura e del mito: fu Benedetto Croce a riprendere l’eureka di Archimede, Carducci a riesumare cafone, Pirandello a scrivere mi consenta prima del Cavaliere.
Negli ultimi cinquant’anni il fenomeno, grazie alle nuove tecnologie di comunicazione, ha subito una fortissima accelerazione. La corsa alle novità si esprime anche con l’evoluzione del lessico. E la consacrazione definitiva, con la consumazione rapida e martellante, arriva con la televisione.
Il caso di tangentopoli è significativo. Il termine, coniato dal giornalista di Repubblica Piero Colaprico, si diffuse in pochissimi giorni. Oggi rievoca un’epoca che sembra lontanissima, ed è quasi desueto.

Come può accadere allora che un termine resista agli attacchi del tempo e delle mode e un altro invece sparisca? Spesso dipende anche da chi per primo diffonde questa parola. Come l’inciucio (in napoletano chiacchierare, fare pettegolezzi) che diffuso da Massimo D’Alema ha preso il significato di compromesso poco nobile tra le forze politiche e, passato al gergo studentesco, a intrigo amoroso.
Gli eventi recenti, come l’attacco alle Twin Towers e la guerra in Afghanistan, hanno portato alla ribalta parole e situazioni quali talebano, e Ground Zero.

Un capitolo a parte è quello delle espressioni di cortesia, degli intercalari o delle forme fatiche, cioè le parole che si usano per intraprendere o mantenere un contatto o una conversazione. Il volevo al posto del vorrei, o voglio, si è diffuso dopo la seconda guerra mondiale; cioè e allora sono intramontabili, diamine (un’amalgama improbabile tra diavolo e domine) non si usa più, mentre il niente all’inizio di una frase è facilmente riscontrabile.

Molti neologismi arrivano dalla scienza: come simbiosi, metastasi e collasso, applicati a tutti i campi della politica, della sociologia e dell’economia.
Per non parlare, o riparlare, dell’invasione dell’inglese, a cominciare dalla new economy per finire con i no-global, e l’outing.

Una parola, o una lingua per tutte le stagioni? Un segno di vitalità, sicuramente, anche se i puristi storceranno un po’ il naso. Come sempre, con moderazione.

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