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PAROLE MODAIOLE O NUOVE FRONTIERE PER L'ITALIANO?

Nuove parole entrano travolgenti nell'italiano, anche in conseguenza dei dibattiti estenuanti del Mondiali di Calcio.

E’ ormai codificato il trapattonismo (da trapattonizzare), sorta di tattica che consiste nel difendere l’uno-a-zero sostituendo un attaccante con Di Livio, spargere acqua benedetta e poi prendere a calci la panchina. Del resto c’era stato il culo-di-Sacchi, divertente gioco di parole dal cul-de-sac; una mia amica definisce culo-parking quella capacità affatto rara di trovare un posto libero di sabato pomeriggio in centro.

Ma la nuova tendenza é quella di creare verbi, grazie alla flessibilità dei suffissi italiani, dalle parole più impensate, sopratutto straniere: e vai con chattare, killerare, mobbizzare, casalinghizzare. Continuando con spottone, gadgetteria, vamposo, vipperia.
Sono state etichettate (resisto a scrivere monitorate o targhettizzate) circa cinquemila parole nuove, miscugli osceni forse, ed effimeri, dell’italiano più popolare.

A questo proposito é stato creato un Osservatorio Neologico della Lingua Italiana, coordinato dal linguista e ricercatore del Cnr, Giovanni Adamo e da Valeria della Valle, docente di linguistica italiana presso la Sapienza di Roma. Dalle loro indagini é emerso che anche lo scenario politico-sociale fornisce molti neologismi: gli udierrini, i pippini, gli aennini. Da tangentopoli (termine ormai codificato) sono venute le affittopoli, premiopoli, concorsopili (calco dei Watergate di tutto il mondo). Queste parole non compaiono nemmeno nei vocabolari più aggiornati, come quello di Tullio De Mauro per la Treccani, Il Dizionario della lingua d’uso. Molte infatti spariranno per un’usura rapida, perché tempi e mode cambiano.
Quanto durerà girotondino, visto che anche il movimento che l’ha generato sembra afflitto da senilità precoce? Sono gli enigmi piccoli e grandi del nostro tempo, perché lo studio di lingue e parole che appaiono e scompaiono si affiancano allo sviluppo della civiltà. E che a volte preoccupano per la loro grafia. Già Internet, posta elettronica e SMS stanno rivoluzionando il nostro modo di scrivere: i ragazzini cominciano a mettere i xké nei temi di italiano e non si tratta, ahimé, di dubbi esistenziali.
Ma l’uso delle parole, parlate e scritte, contraddistingue anche un modo di essere, e di apparire.

E di questo si parlerà anche in un convegno all’Accademia Nazionale dei LIncei.

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