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Attualità dell'analisi logica

Un approccio diverso all'analisi logica nello studio dell'italiano, da un intervento a mio parere molto convincente di Maurizio Pistone

Molti di noi si ricordano, frugando nella memoria scolastica, che il complemento oggetto è quella cosa che viene dopo il verbo, risponde alla domanda chi? che cosa? e in latino si traduce con l’accusativo.

Quest’affermazione contiene tre errori:

primo: non sempre il complemento oggetto viene dopo il verbo;

secondo: non tutto quello che viene dopo il verbo è complemento oggetto;

terzo - ma più importante di tutti: se stiamo parlando di lingua italiana, cosa c’entra l’accusativo?
Un’analisi logica intesa in questo modo ha due gravissimi vizi di nascita, avendo la sua base
in un insegnamento che risale alle categorie di Aristotele. Inoltre non ha mai affrontato la questione fondamentale di distinguere le strutture logiche del pensiero dalle forme grammaticali in cui queste vengono espresse.

L’analisi logica manca quindi essenzialmente di chiarezza logica se rimane un elenco meccanico di complementi: di chi, di che cosa, a chi a che cosa…. Di qui i molteplici complementi di stato / moto a luogo, la distinzione tra complemento d’agente e complemento di causa efficiente ecc. Tutte cose che non servono assolutamente a capire come funziona la lingua italiana. Quest’analisi logica piace agli alunni pigri - proprio perché non è logica, non costringe alla fatica di pensare. Qual è la conseguenza? Un esempio pratico:

nella frase mi piace (chi? che cosa?) la cioccolata, cioccolata è complemento oggetto (SIC!).

Come si può smontare una tale convinzione?

Rovesciamo il punto di partenza presentando un esercizio: fate l’analisi della seguente frase, La casa andò a fuoco

Un’analisi logica tradizionale ci insegna che:

la casa = soggetto

andò = predicato verbale, verbo intransitivo di moto ecc.

a fuoco = complemento di moto a luogo (sicuri? No, facciamo moto a luogo figurato).

È giusto? È sbagliato? Né giusto né sbagliato. Se non vi piace il moto a luogo, chiamiatelo complemento di incendio, o complemento di sfiga. Non cambia granché; il guaio è che nessuna delle tre soluzioni ci fa fare un passo avanti nel definire l’utilità della nostra analisi.

Il problema è che la lingua procede in modo sequenziale, per usare un’eleganza moderna, cioè mettendo una parola dopo l’altra; ma il pensiero procede in modo gerarchico, cioè secondo una serie di nessi logici, in cui non conta ciò che viene prima e ciò che viene dopo, ma che legame si stabilisce fra i vari passaggi. E proprio di questa differenza di procedere dovrebbe occuparsi l’analisi logica.

Torniamo al nostro esempio e proviamo a guardare una serie di frasi con il verbo andare:

l’esame è andato male

le cose sono andate lisce/storte

la casa andò completamente distrutta

la casa andò a fuoco

Uno studente che ha studiato ci spiegherà che:

andare = predicato verbale; male = complemento avverbiale di modo;
sono andate = verbo copulativo; lisce (storte) = complemento predicativo del soggetto; andò distrutta = predicato verbale con un verbo transitivo passivo (andare qui è un ausiliare, e l’espressione equivale a fu distrutta, venne distrutta ecc.)

Ma osserviamo. In tutti i casi, il verbo andare non ha evidentemente il significato di moto, bensì trovarsi in una certa condizione come conseguenza di una trasformazione. Al di là della nomenclatura dei complementi, dei verbi che transitano ecc. ci troviamo di fronte ad una struttura della lingua italiana che può assumere molteplici forme, ma alla base ha la stessa idea metaforica di un verbo di moto che esprime il risultato di una vicenda.

A che serve dunque l’analisi logica?

Per prima cosa ci offre la terminologia senza ricorrere agli alberi della frase, alle espansioni, alle imitazioni delle
flow chart sulle pagine di informatica. Deve essere però più analitica e un po’ più logica, e non un repertorio di formule meccaniche.

Si metta quindi al bando la serie dei chi? che cosa?, e si badi invece ai rapporti fra i componenti della frase, a partire dal verbo; si rinunci ad una minuziosa classificazione dei complementi, e ci si concentri sul funzionamento e sull’evoluzione delle strutture fondamentali della lingua; si abbandoni l’idea che la lingua italiana e la sua analisi debbano avere come modello la grammatica e la sintassi latina. Lasceremo perdere i soggetti che subiscono e i verbi che transitano, per concentrarci sulle relazioni fra la struttura logica del pensiero e la struttura grammaticale del linguaggio.
Questa soluzione è ottima nello studio contrastivo ed aiuta gli studenti nello studio delle lingue straniere e perfino nello studio del latino…

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