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Ostensione. Cosa significa?

Origine e significato di una parola desueta nel linguaggio comune ma diffusa in ambito religioso.

ostensione Il sostantivo femminile ostensione deriva dal verbo latino ostendere e significa “presentazione, esposizione, mostra”.

Il termine ostensione indica nel linguaggio liturgico un’esposizione solenne, per lo più di una reliquia.

La lingua italiana conserva anche: il verbo ostendere che significa “mostrare e dimostrare”; le forme aggettivali ostensibile e ostensivo cioè che si può mostrare; l’avverbio ostensibilmente sinonimo di palesemente.

Da ostensor (ostensor, ostensori) deriva invece il sostantivo maschile ostensorio (plurale ostensori) che è un termine utilizzato nel linguaggio ecclesiastico e che indica l’arredo sacro, spesso d’oro o di altro materiale di pregio, con cui si espone, si mostra, si presenta all’adorazione dei fedeli l’ostia consacrata.

Il termine latino ostensio (ostensio, ostensionis) significa esibizione, manifestazione e, come abbiamo già accennato, deriva dal verbo ostendere (ostendo, is, tendi, tentum e tensum, ere) che ha come significati principali “protendere, esporre, presentare” (manus ostendere, tendere avanti le mani, Plauto); “mostrare, far vedere” (apertum pectus ostendere, mostrare senza veli il proprio animo, Cicerone); “dichiarare, dimostrare, annunciare” (te ostendes qui vir sies, dimostrare che uomo sei, Tertulliano).

Tuttavia, il termine italiano utilizzato nel contesto liturgico cattolico ha mantenuto un significato più forte rispetto al semplice “esibizione”. Questo perché l’ostensione non è solo una semplice mostra ma è l’atto di far vedere qualcosa di prezioso, di prodigioso e di miracoloso.

Questo senso richiama il forte legame che intercorre tra i termini ostensione e ostentazione. Infatti anche quest’ultimo deriva dalla medesima radice del primo, ma con esso non ne condivide la “debolezza”.

Ostentare (ostento, as, avi, atum, are) significa offrire, presentare, far vedere, mostrare ma da questa forma verbale deriva il sostantivo ostentum che significa “prodigio, portento, miracolo”.

Un significato più consono al rito dell’ostensione della tradizione cattolica, in quanto la “mostra” non ha solamente una valenza estetica ma è carica di significati religiosi, spirituali e dogmatici.

L’ostensione della Santa Sindone (a Torino dal 10 aprile al 23 maggio 2010) non è una semplice mostra di un oggetto, ma è l’esibizione di un prodigio, di un qualcosa di sacro e di miracoloso: è un “richiamo forte a contemplare, nell’immagine, il dolore di ogni uomo, le sofferenze a cui spesso non sappiamo neppure dare un nome”.

Non è una caso infatti che essa avvenga con un determinato rito spaziale e temporale.

Ma anche la celebre Ostensione del Corpo di Sant’Antonio che si è svolta a Padova dal 15 al 20 febbraio 2010, durante la quale fedeli hanno potuto venerare le Spoglie mortali di Sant’Antonio da Padova è quindi molto più di una semplice mostra o esposizione.

Quindi il termine ostensione ha oggi una valenza semantica che lo distingue dai suoi sinonimi quali sono i termini “mostra e esibizione”. Un termine dunque che nella lingua italiana viene utilizzato quasi esclusivamente in un contesto religioso e liturgico.

Desueto sembra ormai infatti il suo utilizzo in altro contesto poiché il termine ostensione indica anche una dimostrazione o una spiegazione fatta con chiarezza e in maniera concreta, cioé una dimostrazione pratica come lo era quella dell’ Ostensore dei semplici nelle antiche università: si trattava del medico ed erborista che aveva l’incarico di spiegare e descrivere le piante medicinali nel giardino botanico.

Inoltre è presente la “ostensio chartae” del linguaggio giuridico, ovvero la dimostrazione di un fatto o di una proprietà tramite una documento o una prova scritta.

Per saperne di più:
Santa Sindone
Guida Piemonte
Ostensione del Corpo di Sant’Antonio

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