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La Carta europea per le lingue regionali o minoritarie

La ECRML (European Charter for Regional or Minority Languages) di Strasburgo del 5 novembre 1992.

COE Fondato all’indomani della seconda guerra mondiale, il Consiglio d’Europa si pone tra gli scopi principali “la creazione di uno spazio democratico e giuridico comune in Europa, nel rispetto della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo e di altri testi di riferimento relativi alla tutela dell’individuo”.

Dalla sua nascita, avvenuta con il Trattato di Londra il 5 maggio 1949, ha sede a Strasburgo e ne fanno parte ben 47 Stati, ovvero quasi tutti i paesi del Continente Europeo.

Tra gli obiettivi fondamentali del Consiglio c’è anche quello di salvaguardare e promuovere la ricchezza e la diversità del patrimonio culturale dell’Europa.

Per perseguire questa finalità è nata la Carta Europea per le Lingue Regionali o Minoritarie, elaborata inizialmente a partire da un testo proposto dalla Conferenza permanente dei poteri locali e regionali d’Europa, poi adottata come convenzione dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 25 giugno 1992 e firmata a Strasburgo il 5 novembre 1992 da tutti gli stati membri. La Carta è infine entrata in vigore il 1 marzo 1998.

All’ 11 novembre 2010, gli stati che hanno ratificato la Carta sono 25 : Armenia, Austria, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Cipro, Danimarca, Spagna, Finlandia, Germania, Ungheria, Liechtenstein, Lussemburgo, Montenegro, Paesi Bassi, Polonia, Norvegia, Repubblica Ceca, Romania, Gran Bretagna, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Svizzera, e Ucraina.

L’Italia ha sottoscritto la Carta il 27 giugno del 2000 ma deve ancora provvedere alla sua ratifica legislativa. Tuttavia esiste già una prima attuazione delle indicazioni e dei principi della Carta che si è concretizzata con la promulgazione della legge n. 482 denominata “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”.

Ma anche la Francia, l’Islanda, la Macedonia, Malta, la Repubblica Moldava e la Russia che hanno firmato la Carta non l’hanno ancora ratificata.

La Carta quindi è una convenzione finalizzata da un lato a proteggere e a promuovere le lingue regionali e minoritarie in quanto parte del patrimonio linguistico europeo in pericolo, dall’altro invece ha come scopo quello di favorirne l’utilizzo nella vita privata e pubblica.

La Carta tuttavia non fornisce una lista delle lingue europee corrispondenti al concetto di “lingua minoritaria o regionale” ma intende con questo termine le lingue praticate tradizionalmente nel territorio di uno Stato dai cittadini di quel medesimo Stato che costituiscono un gruppo numericamente inferiore al resto della popolazione e che parlano una lingua diversa da quella ufficiale.

Inoltre essa afferma che non sono inclusi nel concetto di “lingua regionale o minoritaria” né i dialetti della lingua ufficiale dello Stato, né tantomeno gli idiomi dei migranti.

Gli Stati che ratificano la Carta si impegnano quindi a rispettare e promuovere otto principi fondamentali:

1 - Riconoscere che le lingue minoritarie o regionali sono espressione di ricchezza culturale
2 - Rispettare la zona geografica di ciascuna lingua
3 - Necessità di azioni ferme per la loro tutela
4 - Facilitare ed incoraggiare il loro uso orale e scritto nella vita pubblica e privata
5 - Mettere a disposizione gli strumenti adeguati per il loro insegnamento
6 - Promozione degli scambi transfrontalieri
7 - Proibirne in ogni modo la discriminazione
8 - Promuovere la comprensione reciproca di tutti i gruppi linguistici dello Stato

Quindi gli Stati si impegnano a favorire l’inserimento delle lingue regionali o minoritarie nei seguenti campi: educazione, giustizia, amministrazione e servizi pubblici, mass media, attività culturali, vita economica e sociale, scambi transfrontalieri.

Per saperne di più:
Carta europea delle lingue regionali o minoritarie - Svizzera
Testo della Carta Europea per le Lingue Regionali o minoritarie (pdf)
Carta europea delle lingue regionali o minoritarie - COE
La Charte - COE

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