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Marketing enogastronomico, il dialetto è più genuino

La Regione Piemonte sceglie il Piemontese per pubblicizzare i propri prodotti tipici.

comunicazione in lingua piemontese E’ stata presentata il 10 novembre 2010 a Torino presso la sala stampa del Palazzo della Presidenza della Giunta Regionale il progetto finalizzato allo sviluppo delle esportazioni dei prodotti agroalimentari tipici piemontesi nel mercato degli Stati Uniti d’America.

L’iniziativa è stata pianificata e realizzata dall’Assessorato regionale all’Agricoltura e dall’IMA (Istituto di Marketing Agroalimentare), il primo Istituto regionale di marketing agroalimentare in Italia, che ha come scopo principale quello di “aiutare le aziende agroalimentari piemontesi a sviluppare il proprio business attraverso un approccio al mercato moderno e professionale, e di creare un’immagine forte e competitiva dei prodotti made in Piemonte”.

“Questo nostro progetto - hanno spiegato in Regione - è partito da una premessa specifica: localizzare geograficamente il Piemonte, far conoscere al mondo quell’area del nord-ovest d’Italia, territorio di grandi eccellenze, culinarie e non solo”.

Pertanto la campagna di comunicazione in Lingua Inglese sarà affiancata da quella in Lingua Piemontese, in modo che tradizioni e identità culturale assumano un carattere simbolico e distintivo.

“La nostra Regione in passato spesso è stata identificata come polo industriale avanzato, mettendo da parte le potenzialità gastronomico-culturali legate ad una tradizione culinaria di rara qualità - ha dichiarato l’Assessore regionale all’Agricoltura Claudio Sacchetto, aggiungendo - questo nostro progetto è partito da una premessa specifica: localizzare geograficamente il Piemonte, far conoscere al mondo quell’area del nord-ovest d’Italia, territorio di grandi eccellenze, culinarie e non solo”.

“Insieme ai prodotti, si vogliono esportare la tradizione e le peculiarità che contraddistinguono il nostro territorio e che marchiano in modo indelebile la qualità della nostra cucina - ha sottolineato Davide Sordella, curatore del progetto - sfruttando la fama dei nostri vini nel mondo, possiamo estendere la conoscenza ad altri prodotti, altrettanto buoni, altrettanto eccellenti, ma meno conosciuti”.

Strategia che tuttavia ha sollevato polemiche proprio per l’uso della Lingua Piemontese (o dialetto, tanto la sostanza non cambia).

Infatti, sul quotidiano la Repubblica di giovedì 11 novembre in un articolo di Leonardo Bizzarro intitolato Barolo, negli Usa la pubblicità leghista in dialetto vengono riportate le parole della ex presidente della Regione Mercedes Bresso che in una sua dichiarazione ha detto:

“Voler esportare la cultura enogastronomica piemontese in dialetto significa non farsi capire da nessuno sui mercati esteri. Nessuno cambierebbe il made in Italy con il made in Padania”.

E poi ancora: “negli Stati Uniti la stragrande maggioranza degli italo-americani è di origine meridionale, per cui la scelta compiuta dalla Regione Piemonte appare ancora più oscura”.

Tuttavia l’iniziativa della Regione Piemonte si rivolge proprio ad un pubblico che grossomodo conosce il Made in Italy ma che ormai è in grado di riconoscere e distinguere i prodotti regionali e locali considerati maggiormente genuini se appunto inseriti in un contesto territoriale preciso.

Il problema è un altro. Credo infatti che la Lega Nord sia riuscita a fare quello che i partiti di sinistra in Italia avrebbero dovuto fare: tutelare e promuovere le parlate locali. I partiti di sinistra italiani, tranne qualche eccezione, si sono fatti sfuggire questa grande opportunità.

Essi non hanno capito che le identità locali se gestite in modo intelligente sono una grande ricchezza e rappresentano una delle grandi battaglie del XXI secolo.

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