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Mignottocrazia, il regno delle vajasse

Alla scoperta di un neologismo della Lingua Italiana a cavallo tra politica e costume.

mignottocrazia E’ uscito oggi 26 novembre 2010 in tutte le librerie d’Italia il nuovo libro di Paolo Guzzanti edito da Aliberti Editore intitolato Mignottocrazia. La sera andavamo a ministre .

Si tratta di un libro annunciato e finalmente disponibile che dipinge un’Italia molto simile ad un Paese dei Balocchi governato da un uomo che fa sfoggio delle proprie avventure erotiche e che non ha nessun pudore ad affermare davanti al pubblico “meglio guardare le ragazze che essere gay”.

Ed è proprio il rapporto con le donne una delle chiavi di lettura del saggio. Infatti secondo Guzzanti le frasi di Berlusconi sulle donne e il suo vanto di essere un super macho sono strumenti di comunicazione politica ed ideologica.

La libertà di cui parla in continuazione il Premier non ha niente a che fare con quella descritta da John Stuart Mill o da Isaiah Berlin: non ci sono dispute filosofiche sui limiti della libertà o sulle differenze tra libertà positiva e negativa alle radici dei suoi discorsi, ma la semplice intuizione che gli italiani odiano ogni forma di controllo regolamentato.

Questa consapevolezza è quindi alla base dell’ostentazione del suo stile di vita libero (e non liberale!) ovvero di agire e comportarsi come vuole, in primis con le donne, punto d’arrivo dei liberi istinti che non sopportano nessuna limitazione.

La Destra incarnata dal leader del Partito delle Libertà è quindi una destra che nulla ha a che fare con i Conservatori inglesi o con la tradizione gaullista francese. E’ una Destra “spiccia e casereccia” che si riconosce e “si identifica con il maschio standard, quello delle barzellette cui piace fondamentalmente la fica”.

Ecco perché allora secondo l’autore la Mignottocrazia trascende la fisicità della donna per diventare uno strumento simbolico del potere.

Dal piano del reale al piano ideologico, dalla conquista delle donne allo “stupro delle regole”. La mignottocrazia come sistema di potere ha esattamente questo scopo ideologico: “assuefare l’opinione pubblica con un continuo e rivendicato stupro delle regole, delle norme, delle consuetudini, introducendo una prassi apparentemente anarchica, l’esibita passione per le feste piene di ragazze in attesa del loro regalino, ma in realtà funzionale al mantenimento del potere”.

Lo stile di vita di Berlusconi diventa così lo stile di vita degli italiani. Uno stile che si è fatto regola politica per creare “una classe dirigente di esseri umani clonati, robotici, composta prevalentemente da donne ma non soltanto, selezionati secondo criteri di sex appeal”.

La mignottocrazia come sistema di vita e di potere descritta da Guzzanti si riallaccia a la fantastica intuizione (non sappiamo se vera o leggendaria) del creattivo napoletano Claudio Ciaravolo.

Infatti, secondo quanto riportato dal sito mignottocrazia.it il termine, o meglio, il ” neologismo mignottocrazia è meno neo di quanto si creda: non è nato, infatti, negli ultimi mesi. A coniarlo, alla fine del secolo scorso, dunque molto tempo prima che l’attualità politica ne determinasse una insospettabile diffusione, è stato lo studioso di comportamenti Claudio Ciaravolo, psichiatra e antropologo”.

Si tratta dunque di una deriva della società dell’immagine in cui viviamo:

“Quando i media alimentano e impongono un modello di donna esclusivamente centrato sulla seduttività si rischia una mignottizzazione della società. Le mignotterie che vengono proposte in televisione, al cinema, in pubblicità, possono portare, un po’ per volta, alla mignottocrazia: all’imposizione, cioè, di un modello retrivo, spesso grottesco e ridicolo, di donna che si comporta e somiglia sempre più fisicamente a chi è costretta a presentare e offrire il proprio corpo come fa una mignotta.

Conseguenza della mignottocrazia è un inarrestabile e ubiquitario protagonismo del chirurgo plastico con conseguenze assai pericolose per la salute. Quella mentale.”

Mignottocrazia quindi come conseguenza diretta di una democrazia trasformatasi in videocrazia perchè nutritasi del corpo delle donne. Una metonimia della velina di dimensione nazionale che ci ha portato a sognare di essere o di possedere veline, letterine e schedine.

Mignottocrazia come carta di accesso a quel mondo azienda onnipresente che si è imposto come stile di vita nazionale, a quel sistema politico che sembra sempre di più il regno delle vajasse.

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