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Vajassa, anche le ministre usano il dialetto

La forza dei termini dialettali nel linguaggio contemporaneo.

vajassa La Lega lo ha capito da tempo. La sinistra fatica invece a starci dietro. Ma poi alla fine tutti lo usano per esprimere quello che in Lingua Italiana non si riuscirebbe a dire.

Di questa necessità di comunicare alcuni concetti in dialetto, l’ultimo esempio lo possiamo ritrovare nel vajassa utilizzato dal ministro per le pari opportunità Mara Carfagna.

Il termine dialettale lo si trova in una intervista rilasciata dal Ministro al quotidiano Il Mattino di Napoli che, a proposito di Alessandra Mussolini (e delle fotografie scattate da quest’ultima in parlamento mentre parlava con Italo Bocchino) ha detto:

«Quello è stato un atto di cattivissimo gusto che non merita commenti ma che si addice alla persona che l’ha commesso. A Napoli le chiamano le vajasse… La Mussolini è colei che in campagna elettorale disegnava le corna sui miei manifesti, che ha portato i cannoli alla conferenza stampa con Alfano. In un partito serio una “signora” del genere sarebbe stata messa a tacere, invece mai nessuno ha avuto il coraggio di bloccarla».

Senza entrare nel merito della discussione politica o presunta tale tra le due esponenti del PDL, ci preme sottolineare l’utilizzo di un termine dialettale in un contesto linguistico preciso, poiché la Carfagna si rivolge ad un pubblico che conosce molto bene i significati che la parole porta con sé.

Ma cosa significa vajassa? Come spiegarlo ad un lettore non partenopeo?

Possiamo affermare che il termine ha sicuramente un significato letterale che è quello di serva, cameriera, domestica, ma in alcuni contesti è utilizzato per indicare una donna di bassa condizione sociale, per lo più volgare e pettegola.

In senso estremo il termine può indicare anche le prostitute per la sua assonanza con “bagassa”.

Tuttavia è il secondo significato quello che maggiormente si addice di più e che può essere estrapolato dal contesto dell’intervista, quello cioè di una persona “pettegola” e volgare che proviene da un contesto culturale di basso rango e che mette “voci” in giro per screditare il prossimo.

Un termine preciso, che si può esprimere solo in dialetto, perché a volte la Lingua Italiana non riesce a restituire al linguaggio tutte quelle sfumature che una parola locale sa evocare.

Per saperne di più:
Genealogia della vaiassa
L’intervista a Mara Carfagna
Vaiassa - Wikipedia

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