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Rai sui dialetti: spot da rivedere

Una prima vittoria del movimento di tutela e valorizzazione delle parlate locali nato su internet. Dedicata a Tavo Burat.

rai-spot-dialetti A quanto pare “l’immancabile” gruppo su Facebook Contro lo spot Rai 2010 sui “dialetti”: vergogna, sono lingue vive! e la galassia web che in questi giorni hanno protestato contro la campagna di promozione per il pagamento del canone hanno raggiunto un primo obiettivo: la Rai rivedrà la parte finale dello spot.

La notizia è arrivata questo pomeriggio, a postarla uno dei responsabili del gruppo di Facebook, il giornalista ed attivista Gioann March Pòlli che ha voluto dedicare la vittoria di questa prima battaglia del movimento nato spontaneamente su internet a Tavo Burat:

Questa - ha affermato G.M. Pòlli nel suo blog - è una vittoria ottenuta in un giorno molto significativo esattamente un anno fa moriva a Biella Tavo Burat (Gustavo Buratti), grande animatore culturale, scrittore, poeta e giornalista piemontese che ha trascorso la sua vita in difesa delle “lingue minori”.

Secondo quanto dichiarato all’Ansa dall’Ufficio Promozione e Immagine Rai l’azienda avrebbe deciso di modificare proprio la chiusura dei cinque spot dove una voce fuori campo accompagnata dall’inno di Mameli recita: “Se gli italiani fossero quelli di centocinquant’anni fa probabilmente comunicheremmo ancora così. Da allora abbiamo fatto un cammino molto importante e la Rai è sempre stata con noi“.

Ed è stato proprio quel comunicheremmo ancora così in riferimento ai quindici malcapitati che parlano nelle loro lingue regionali e minoritarie a far infuriare tutta l’Italia: come se gli idiomi locali fossero segni di arretratezza culturale e fonte di incomprensione.

Come se davvero fosse possibile costruire l’identità di un paese prescindendo dalle diversità linguistiche e culturali delle popolazioni locali.

Un insulto alle parlate dialettali che non è piaciuto neanche ad associazioni culturali ed esponenti politici.

Ma soprattutto alle persone comuni che hanno dimostrato un attaccamento alle proprie tradizioni che il “paese televisivo” sembra non aver compreso e che su internet hanno avuto l’occasione di chiedere “rispetto dei dialetti che non sono lingue minori ma le radici di milioni di persone”, di sottolineare come “quando la società civile si muove in modo intelligente e coordinato ottiene sempre dei risultati “, di riscoprire con stupore e nostalgia che “il potere della cultura è illimitato”. Si, la “cultura” che “risiede nella nostra Anima perchè ne è parte integrante” come “anima e corpo”.

Ed è per questo motivo che il movimento nato da Facebook non si scioglierà dopo l’eventuale vittoria perché continuerà ad offrire spunti di riflessione e contenuti di spessore a chi pensa che le tradizioni linguistiche e culturali non siano solo un patrimonio da demonizzare in televisione.

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