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Spot Rai in dialetto: quando il web vince sulla tv

La mobilitazione in Rete contro gli spot sui dialetti regionali: una considerazione finale.

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Alla fine abbiamo vinto perché quegli spot erano subdoli. Non gridavano ma ammiccavano, sussurravano che le parlate dialettali, le lingue locali, regionali e minoritarie erano fonte di incomprensione ed arretratezza.

Abbiamo vinto perché la protesta non è stata manipolata da nessun partito politico ma ha unito persone provenienti da tutte le regioni italiane che si sono sentite offese e diffamate da quello che per molti è strumento di comprensione e ricchezza culturale.

Una polemica nata e cresciuta soprattutto in Rete: nei blog, nei siti e su Facebook. I giornali, la radio e la televisione sono arrivati dopo, quando la polemica era già protesta conclamata.

Qualcuno ha insinuato che si trattasse di una montatura della Lega. Ma le cose non stanno così: la Lega è stato l’unico partito che ha protestato e le loro voci hanno fatto rumore perché gli altri partiti non hanno speso neanche una parola a proposito. E pensare che una volta i dialetti e le lingue regionali erano uno dei punti di forza dei movimenti di sinistra. Oggi forse non è più così. I tempi sono cambiati.

E i mezzi. Ma anche i modi. Il gruppo su Facebook, che in pochi giorni è giunto a tremila presenze, si è trasformato in un laboratorio culturale composto da persone comuni che hanno dimostrato un attaccamento alle proprie tradizioni che il “paese televisivo” sembra non aver compreso: personee che su internet hanno avuto l’occasione di chiedere “rispetto dei dialetti che non sono lingue minori ma le radici di milioni di persone”, di sottolineare come “quando la società civile si muove in modo intelligente e coordinato ottiene sempre dei risultati “, di riscoprire con stupore e nostalgia che “il potere della cultura è illimitato”.

Un gruppo di sconosciuti che si è evoluto in un laboratorio virtuale di collaborazione tra appassionati e studiosi di lingue locali, regionali e minoritarie provenienti da tutte le regioni italiane e non solo. Uno spazio di aggregazione che dimostra la ricchezza di un paese la cui identità non può prescindere dalle diversità linguistiche e culturali delle popolazioni locali.

Lingue che non possono esere derise e demonizzate, ma considerate per quello che sono: strumenti di comunicazione straordinari. Alla Rai devono averlo capito perché le protestedevono essere state tante.

O forse è successo solo perché è Natale e anche alla Rai sono tutti buoni. Ma non credo. Credo che i nuovi spot natalizi in “dialetto” che l’azienda televisiva ha cominciato a trasmettere in queste ore siano nati anche grazie a questa presa di coscienza collettiva: l’Italia è nata dall’incrocio di popoli che possono convivere solamente se si conoscono, e se si rispettano le loro peculiarità. Anche linguistiche.

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